Turchia, cultura e società

Cattolici, levantini, italiani

in In Italia/Società

Il 23 Ottobre al Polo del 900 di Torino si è tenuto il primo incontro della Levantine Heritage Foundation (LHF) in Italia, organizzato insieme alla Fondazione Carlo Donat-Cattin e all’associazione Atelier Idee & Ricerca. Il tema è quello dei levantini, una delle più antiche comunità di italiani al mondo, mosaico composito delle minoranze veneziane, genovesi, toscanedegli esuli risorgimentali e dei tanti lavoratori italiani migrati verso le terre dell’Impero Ottomano.

L’evento, dal titolo “Cattolici, levantini, italiani. Fede cattolica e cultura transnazionale tra gli italo-levantini nella Turchia ottomana e repubblicana”, ha aperto una finestra sulla storia, i luoghi e la memoria di una comunità oggi rappresentata da poche migliaia di individui, ma la cui presenza è ricordo di una Turchia cosmopolita dove per secoli hanno convissuto comunità di diverse fedi e provenienze.

Tra i relatoristorici esperti della comunità, accademici provenienti da Grecia, Italia e Turchia, fotografi e documentaristi discendenti della comunità levantina di Istanbul hanno alternato analisi storica a testimonianze fotografiche dal diciannovesimo secolo ai giorni nostri.

Dopo i saluti d’apertura di Craig Encer, segretario Generale della LHF e Gianfranco Morgando, direttore della Fondazione Carlo Donat-Cattin, Francesco Pongiluppi, studioso della comunità, organizzatore e moderatore della tavola rotonda, ha esaminato le peculiarità della minoranza italo-levantina: l’unità attorno alla comune fede cattolica da un lato; il multilinguismo e la capacità di mediazione tra culture diverse che ha permesso ai suoi membri di ricoprire importanti ruoli tra le rappresentanze diplomatiche e nel commercio estero, spesso facilitando raffigurazioni di sé come persone “furbe, scaltre” e riluttanti all’idea di patria cara agli intellettuali italiani di Ottocento e Novecento.

A seguire Rinaldo Marmara, membro della comunità e addetto culturale e portavoce della Conferenza Episcopale di Turchia, ha esaminato le ambiguità attorno alla definizione di “levantino” offrendo una panoramica storica dei circa mille anni di presenza italo-cattolica in Turchia. Cenk Berkant, storico dell’arte docente presso l’Università di Muğla, ha analizzato alcuni dei simboli dell’eredità artistico-architettonica della comunità cattolica a Smirne, mentre Theodosios Kyriakidis, docente dell’Università Aristotele di Salonicco, ha ripercorso, attraverso ricerche presso gli archivi vaticani, la storia della presenza cattolica e italiana nella regione nord-orientale dell’Anatolia, il Ponto, e le principali città bagnate dal Mar Nero.

La seconda parte della serata è stata invece dedicata alle documentazioni fotografiche, alle ricerche legate alla contemporaneità, ai progetti per il futuro. Il regista e fotografo milanese Alan Maglio ha offerto un’anteprima del lavoro di conservazione del fondo fotografico della propria famiglia, emigrata a Istanbul dalla Toscana alla fine dell’Ottocento. A seguire il video-maker italo-turco Massimo Togay Özonaran ha presentato un documento video sul culto di Sant’Antonio a Istanbul, sempre più diffuso sia tra le comunità islamiche che tra quelle ortodosse che frequentano la Chiesa dedicata al Santo sulla celebre Istiklal caddesi, simbolo e speranza del ritorno di una convivenza pacifica tra le diverse anime e fedi che hanno storicamente abitato il quartiere di Beyoğlu.

La ricerca e la preservazione della memoria della comunità levantina sono i pilastri della missione che la Levantine Heritage Foundation persegue. Alla sede ufficiale di Londra e agli stabili gruppi di lavoro a Istanbul, Smirne ed Atene, si è aggiunto un giovane gruppo di ricerca in Italia, di cui sono parte Emanuela Pergolizzi, membro del Comitato di consiglio accademico della LHF e Francesco Pongiluppi, la cui speranza è che questo evento sia solo il primo di una serie dedicata a riscoprire e preservare anche le memorie, spesso trascurate, degli italiani emigrati nel Mediterraneo orientale nel corso dei secoli.

Per chiunque volesse participare al progetto o conoscere il gruppo di studio italiano, si invita ad inviare un’e-mail all’indirizzo: lhf-italy@levantineheritage.com

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