Turchia, cultura e società

Il corvo nero
Intervista al regista Tayfur Aydın

in Eventi/Schermi

In occasione della prima proiezione italiana del film “Siyah Karga” (Il corvo nero) del regista Tayfur Aydın al festival di cinema e poesia Versi di Luce a Modica, in Sicilia, abbiamo chiesto al regista di raccontarci il suo lavoro.

Il film, del 2016, ha partecipato a numerosi festival turchi e internazionali ricevendo numerose nomination e vincendo il titolo di miglior film al Boğazıçı Film Festival di Istanbul e al Rode Tulp Film Festival di Rotterdam nel 2017.

In seguito a un misterioso biglietto scrittole dal padre, un’attrice iraniana che vive in Francia è costretta a attraversare clandestinamente le frontiera tra la Turchia e l’Iran per rientrare nel proprio paese. A causa del suo lavoro infatti le è proibito l’ingresso nella Repubblica islamica d’Iran. Il film racconta il viaggio di ritorno di Sara che passerà prima da Istanbul poi attraverso tutta la Turchia, fino al confine con l’Iran dove nei dintorni della città curda di Batman si affiderà ai contrabbandieri per seguire con loro la rotta che la condurrà a casa.

Versi di Luce, Festival di Cinema e Poesia, Modica (RG), 21-24 marzo, X edizione.

 

Una delle caratteristiche di questo film è che sono utilizzate numerose lingue, turco, curdo, francese, inglese, persiano… Certo è una necessità di copione ma c’è un messaggio ulteriore espresso da questa scelta?

Come sapete la nostra storia si svolge in tre paesi e comprende rappresentanti di diverse culture, io ho voluto utilizzare la lingua di ogni luogo in cui il film è girato, in fondo si tratta di una storia di ritorno, la storia di Sara che è costretta a fuggire in Europa per fare il suo lavoro; un personaggio che ha dovuto scegliere una vita e una direzione per se stessa, e questo significa cercare di esprimersi in una lingua che non conosce, all’interno di una cultura che non le appartiene, il senso di spaesamento è ben evidente in questa scelta.

La protagonista è una donna iraniana che abita in Francia, ma il film è girato soprattutto al sud est della Turchia e il motore della storia è un problema di frontiere; frontiere invalicabili, contrabbandieri, divieti… Anche nei tuoi precedenti film si parla di un viaggio; nella geografia rappresentata cosa significa la frontiera e perché l’Iran?

Ho trascorso la mia infanzia e sono cresciuto in zone di frontiera (il regista è nato a Bitlis, ndr); l’essere stato costretto a migrare continuamente in zone differenti a causa del lavoro di mio padre ha lasciato in me tracce profonde. Per questo sento il bisogno di raccontare storie che hanno a che fare con la frontiera e con il viaggio. Le strade per chi parte rappresentano il guardarsi indietro e per chi arriva la speranza che succeda qualcosa. Le frontiere però non sono solo tra paesi ma anche quelle che le persone tracciano tra di loro; credo sia possibile vivere in un mondo senza confini.

Una parte importante del film si svolge a Hasankeyf, è un bene che questo luogo sia mostrato ed è prezioso il racconto della storia del posto fatto dai bambini. Hasankeyf rappresenta un luogo speciale ed è mostrato sia dal punto di vista dello straniero che da quello dei locali…

Hasakeyf è una provincia di Batman, il mio luogo di nascita, ha una storia incredibile e profonda che porta le tracce di moltissime civiltà che ci hanno vissuto. Nonostante abbia visto cambiare anno dopo anno i propri abitanti e le culture che lo hanno attraversato, il posto non è mai cambiato ed è ricco di preziose testimonianze storiche. Purtroppo a causa della diga Ilisu il sito è destinato a restare sott’acqua e nonostante abbiano spostato in altri luoghi alcune costruzioni, credo che tutto ciò sia molto doloroso. Mentre le opere storiche dovrebbero restare al loro posto, gli abitanti vengono cacciati dalle proprie case, i luoghi dei loro antenati lasciati sott’acqua. Se qualcuno della zona volesse in futuro rivedere il luogo della sua infanzia sarebbe costretto a immergersi come i sommozzatori. Anch’io in quanto originario di Batman ho voluto mostrare questo prezioso paradiso della storia e tra qualche anno purtroppo le nuove generazioni potranno vedere Hasankeyf soltanto in questo genere di film.

Da dove viene il nome corvo nero?

In realtà il corvo è una metafora; i corvi, costi quel che costi, migrano sempre tornando al luogo in cui sono nati, il tema del film è il ritorno della protagonista Sara al paese delle sue origini dopo lughi anni; da qui è venuta l’ispirazione per il nome.

Di questo film oltre che il regista sei stato il produttore con la casa di produzione che hai fondato MTA, puoi parlarci un po’ di come è stato lavorare alla produzione di un tuo film?

Ho fondato la casa di produzione MTA nel 2013 perchè è un periodo difficile per trovare chi ti produca un film, ho tentato a lungo di trovare un coproduttore all’estero ma nonostante la sceneggiatura abbia ricevuto diversi apprezzamenti non sono riuscito a trovare un coproduttore; io volevo girare subito il film ma gli eventuali partner mi chiedevano di attendere un anno. Avrei dovuto girare al confine, in quel periodo le condizioni erano migliori ma purtroppo oggi girare un film da quelle parti è pressochè impossibile. Così all’epoca ho trovato il budget per girare con la casa di produzione che ho fondato, ma in futuro ho intenzione di lavorare sui miei nuovi progetti cercando dei partner nella produzione.

Siyah Karga Filmi – Şebnem Hassanisoughi

Il film ha ricevuto molti premi nei festival indipendenti in Turchia e all’estero, tra cui il Kırmızı Lale in Olanda, che reazioni ci sono state in Turchia, ha avuto problemi di diffusione o censura?

Il fim è stato accolto bene in molti festival all’estero e effettivamente in Olanda ha ricevuto il premio per il miglior film ricevendo ottime reazioni, abbiamo raccontato quello che volevamo, non c’è stata nessuna censura in Turchia e abbiamo girato il film in collaborazione con la rete pubblica TRT, credo che trattandosi di una storia umana e personale non c’è niente che possa essere considerato come elemento da censurare.

Stai lavorando su altri progetti al momento?

Sto lavorando a un nuovo lavoro, la sceneggiatura è pronta e stiamo cominciando a fare incontri per trovare un coproduttore. É un progetto a cui tengo molto, si tratta di un documentario la cui idea è cominciata 12 anni fa. Nel 2006 ero andato nelle province dell’est del paese per fare lezioni di teatro e ho registrato alcuni interventi chiedendo ai ragazzi che partecipavano ai laboratori cosa avrebbero fatto da grandi. La maggior parte ha risposto dottore, avvocato, poeta, insegnante… Da quelle risposte abbiamo scelto 7 personaggi e li abbiamo seguiti. Dopo 12 anni alcuni di questi ragazzi sono morti, altri partiti all’estero… è davvero emozionante girare il cambiamento di queste storie personali e percorsi di vita.

Altri appuntamenti in Europa per vedere il film?

L’ultimo è stato il 9 marzo a Copenaghen e il 23 marzo Siyah Karga è stato selezionato per la candidatura a miglior film al festival Versi di Luce in Sicilia…

Grazie per questa intervista.

 

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