Turchia, cultura e società

Graffiti di protesta

in Società/Tratti

Durante le proteste di Gezi l’ironia è stata una delle armi più potenti di opposizione sociale e politica e ha rappresentato una tattica spontanea di guerriglia comunicativa. Questo tipo di comunicazione si è espressa attraverso migliaia di scritte e stencil che hanno riempito i muri soprattutto delle grandi città e che tramite l’umorismo, la politica, la solidarietà hanno contribuito allo sviluppo e alla narrativa del movimento.

Sui muri si ritrovavano messaggi di tutti i tipi. Erano molte le scritte viola delle femministe in risposta ad alcuni degli slogan sessisti. Oppure le scritte contro i centri commerciali e per la preservazione del parco e dei beni comuni che rispecchiavano e mediavano le rivendicazioni dei movimenti urbani e ambientalisti. Tra i molti messaggi di solidarietà c’erano slogan tradizionali come faşizme karşı omuz omuza (spalla a spalla contro il fascismo) che attestavano il sostegno tra i manifestanti locali. Altri graffiti rispondevano alle dichiarazioni di Erdoğan come quelle contro l’aborto che invitava le donne a fare almeno tre figli. Sagaci e sarcastiche erano infatti le scritte benim gibi uç çocuk ister misin? (Li vuoi tre figli come me?). Alcuni graffiti dichiaravano una solidarietà transnazionale che ricollocava le richieste di Gezi in un panorama di lotta più ampio (Occupy Wall Street…) e altre che, come Taşların altında kumsal var (Sotto il pavè la spiaggia), guardavano alla storia testimoniando una certa continuità di pratiche e ideali con le barricate del Maggio ‘68.

La reazione delle autorità ai graffiti è stata immediata e la copertura delle scritte repentina. A distanza di cinque anni quasi la totalità dei graffiti è stata definitivamente cancellata ed è raro trovare sui muri un accenno delle testimonianze di Gezi. Non si può cancellare invece la memoria dell’effusione di ironia prorompente che sprigionavano e ancora oggi rivendicare spazi di resistenza attraverso i graffiti continua ad affermarsi come una pratica vincente di disobbedienza civile.

Proponiamo di seguito una piccola selezione delle migliaia di scritte che hanno riempito i muri di Istanbul durante il periodo delle proteste.

 

Polis/Sosis = Polizia/Salame

 

“Sotto il pavè la spiaggia”

 

Alla tua, Tayyip

 

Io sono libero

 

Omosessuali rivoluzionari ovunque!

 

Insurrezione femminista

 

Tayyip che è successo? Sei tutto pallido!

 

La polizia appicca
Il popolo spegne

 

Ovunque Taksim Ovunque resistenza
(solidarietà studentesca)

 

I lacrimogeni fanno bella la pelle
Tayyip, Taksim ti ha inviato un poke 🙂
Che Tayyip scenda a Taksim
Recep Tayyip Erdoğan /Recop Tazyik Gazdoğan (Recop Pressa Sparagas)

 

EVERYDAY I’M CHAPULIN

Chapuling: [dal turco çapulcu] (s.m.) [chi si comporta in maniera contraria alle norme, chi rompe le regole] ≈ depredatore, saccheggiatore, razziatore.
Termine utilizzato per la prima volta da Recep Tayyip Erdoğan per definire i manifestanti che poi si sono riappropriati del termine.

TAYYIP CHIMICO

 

 

     GEZI       

 

L’ANTARTIDE RESISTE

(La notte tra il 31 maggio e il primo giugno, quando sono cominciati gli scontri con la polizia al parco Gezi, la CNN turca ha mandato in onda  per tutta la notte documentari sui pinguini, diventati in breve tempo uno dei simboli della protesta)

 

Questa lotta è la lotta della libertà (ritratto di Nazim Hikmet)

 

Non con gli insulti, resisti con l’ostinazione!

 

Né con le mani, né con gli occhi, né con le parole NESSUNO SPAZIO PER LE MOLESTIE!

 

Le strade sono nostre.

 

Giù i centri commerciali
Tayyip sotto le macerie!

 

L’amore è organizzarsi
Siamo gasati!

 

Li vuoi tre figli come me?

 

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