Turchia, cultura e società

Il Centro della Caricatura e dell’Umorismo

in Spazi

Eredità storica e odissea di uno spazio sui generis

Nel distretto di Beyoğlu, cuore pulsante di Istanbul e sede di innumerevoli musei e gallerie d’arte, si nasconde uno spazio espositivo sconosciuto ai più. Defilato rispetto ai palazzi storici che delineano i vicoli e le scalette di Pera, aggrappato sul dorso della collina che sale da Kasımpaşa e in parte coperto dal trafficatissimo viale che congiunge Piazza Taksim al Corno d’Oro, il Karikatür ve Mizah Merkezi (Centro della Caricatura e dell’Umorismo) è uno spazio unico nel suo genere.
Chiamato fino a pochi anni fa Karikatür ve Mizah Müzesi (Museo della Caricatura e dell’Umorismo) questo centro è la più ricca testimonianza del patrimonio satirico del paese ed è uno dei pochi musei permanenti al mondo dedicati all’arte della caricatura.
Al suo ingresso i visitatori sono accolti da una collezione di vecchie locandine di festival della satira stranieri, a testimonianza della presenza tradizionalmente salda dei vignettisti di Turchia nel panorama internazionale. Si susseguono poster dall’Olanda, dall’Iran, dall’allora Jugoslavia, ma anche dall’Italia, con il Salone Internazionale dell’Umorismo di Bordighera del quale spicca tra le altre la locandina pop dell’edizione del 1974 firmata Semih Balcıoğlu e Ferruh Doğan (aka FE), due dei maggiori vignettisti turchi di sempre.

Le locandine guidano i visitatori verso le aree espositive vere e proprie. Una prima stanza accoglie una selezione di vignette premiate nelle edizioni passate del Uluslararası Nasreddin Hoca Karikatür Yarışması (Concorso Internazionale di Vignette Nasreddin Hoca), il più autorevole e longevo concorso di illustrazioni satiriche nel paese, inaugurato nel 1974. Seguono due spazi che ripercorrono la storia della vignetta satirica ottomana e turca attraverso illustrazioni simbolo dagli anni Settanta dell’Ottocento. Infine una sala ampia e luminosa ospita le mostre temporanee, mediamente tre all’anno, a volte tematiche e più spesso per autore.
Ma la vera ricchezza di questo posto risiede nelle aree che si nascondono oltre le pareti tappezzate di illustrazioni. Infatti, il centro accoglie una biblioteca e un archivio che costituiscono la più grande risorsa sul tema a livello nazionale.
La biblioteca ospita più di 5 mila titoli, tra cui verosimilmente tutti gli studi in materia che hanno visto la luce nel paese. Agli acquisti e singole donazioni si aggiungono le collezioni di un sempre maggior numero di vignettisti che decidono di donare le proprie biblioteche a questo spazio. Grazie a tali donazioni, negli anni il catalogo si è arricchito anche di pubblicazioni straniere, di cui molte ormai difficilmente reperibili perfino nei paesi d’origine.
Dalla biblioteca, una porta valicabile solo dagli addetti ai lavori conduce all’archivio, un vero e proprio forziere per gli studiosi e appassionati di satira. Qui, infatti, rilegate in grandi tomi e con una certa cura nel plastificare le pagine in via di deterioramento, si conservano le serie di tutte le riviste satiriche del paese, in alcuni casi parziali ma più spesso complete, per un totale di circa 130 titoli. Partendo da uno dei settimanali satirici più antichi e longevi, Akbaba (1922-1977), la collezione giunge ai nostri giorni con LeMan (1991-presente) e Penguen (2002-2017), passando per, tra gli altri, gli storici Çarsaf (1975-1994) e Gırgır (1972-2017) e senza trascurare riviste dalla vita breve ma nondimeno importanti quali Kalem (1908-1911) e Mikrop (1978-1980). Non mancano neanche riviste straniere di fama internazionale, tra cui la sovietica Krokodil (1922-2008), lo statunitense Mad (1952-presente), l’ultracentenario Le canard enchainé (1915-presente), l’ormai tristemente noto Charlie Hebdo (1970-1981 e 1992-presente) e gli italiani Marc’Aurelio (1931-1958) e Il travaso delle idee (1900-1966).
Questo luogo dalle pareti e gli scaffali ricchi di caricature irriverenti, che nei decenni non hanno mai smesso di criticare vecchie e nuove generazioni di politici, è stato spesso in balia di scelte politiche a suo sfavore.
Inaugurato nel 1975, il museo nacque per volontà della Karikatürcüler Derneği (Associazione dei Vignettisti, fondata sei anni prima) sotto il patrocinio della İstanbul Büyükşehir Belediyesi (Municipalità Metropolitana di Istanbul). In un primo momento la municipalità garantì al museo una sede che distava solo pochi metri da quella attuale, nel piazzale dove oggi sorge il noto edificio a specchi della radio e televisione di Stato TRT. Lo spazio divenne al contempo museo e sede dell’associazione, scelta che si rivelò un’arma a doppio taglio all’indomani del golpe del 1980, quando l’esercitò rese illegale ogni tipo di organizzazione e la chiusura dell’associazione comportò anche quella del museo.
Benché molte associazioni poterono togliere i sigilli dalle proprie sedi quando tre anni dopo i militari permisero il ritorno alla democrazia parlamentare, questo non fu il caso del museo. Erdoğan Bozok, direttore del museo dal 1989 fino alla sua scomparsa nel 2015, ci rivelava in un’intervista nel 2011 che per anni mancò la volontà di far rifiorire questo spazio. Da un lato restò impossibile tornare nella sede originale, dall’altro il comune non si mostrava propenso a metterne a disposizione una nuova. Finalmente, dopo nove anni di chiusura fu raggiunto un accordo; così, nel 1989 il museo riaprì in una nuova cornice, quella della madrasa tardocinquecentesca di Gazanferağa, a ridosso dell’Acquedotto di Valente.
Ma neanche questa sede era destinata a durare per sempre. Nel 2009 il museo è stato sfrattato dalla madrasa in vista di una grande opera di restauro di quest’ultima, iniziativa del programma Istanbul Capitale della Cultura Europea 2010. Il trasloco ha comportato una nuova lunga chiusura, durante la quale l’assegnazione di uno spazio sostitutivo si è fatta attendere per ben due anni. Infine, nel 2011, la riapertura nell’edificio attuale.
Dall’inaugurazione originaria fino ai nostri giorni il museo è rimasto contraddistinto da una duplice amministrazione in cui i vignettisti sono responsabili dell’organizzazione di mostre e altre attività culturali (in particolare lezioni e laboratori di caricatura per giovani e bambini) ma il supporto logistico e finanziario spetta al comune. Come si è visto, l’inadempienza di quest’ultimo è stata causa di lunghi periodi di inattività. Inoltre, l’edificio della sede odierna, privo di alcun valore storico e architettonico, stona non poco con l’importanza delle opere che racchiude. Si tratta comunque di uno spazio ampio e di facile accesso, che consente l’organizzazione di iniziative mirate ad avvicinare il pubblico al mondo della vignetta satirica e alla ricca tradizione caricaturale del paese. E che per questo motivo è oltremodo importante. (vm)

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