Karşı Sanat: Arte Contro

in Spazi

Ci sono posti e persone che quando si decide di descriverli aprono la porta a discorsi più ampi, a valutazioni più generali, a riflessioni su processi che in qualche modo appartengono a tutti. È successo questo nel voler raccontare di Karşı Sanat (Arte Contro), una galleria di Istanbul a due passi dall’Istiklal Caddesi, durante il mio incontro per Kaleydoskop con Ezgi Bakçay, una giovane curatrice e componente del gruppo.

Karşı Sanat è stata fondata da Feyyaz Yaman, artista turco, graffitaro e marxista che negli anni ’70 viaggiava tra la Turchia e il Messico e che nel 2001 decise di fondare una galleria, quando a Beyoğlu ancora rappresentavano una totale novità. Un luogo di discussione e scambio di prospettive e opinioni seguito da chi, della sua generazione, condivideva con lui uno specifico concetto di arte politica. Ecco, Karşı Sanat si definisce piuttosto un centro culturale, senza scopo di lucro né compravendita, senza padroni né gerarchie, senza una specifica linea artistica ma aperto a molteplici esperimenti tematici. Quando chiedo a Ezgi di descrivermi i due differenti approcci generazionali nell’organizzazione di questo spazio mi risponde ‘certo, c’è chi preferisce l’arte moderna e chi quella contemporanea’ e sorride un po’, ‘ma di base esiste un concetto di condivisione del quale può godere solamente che è rimasto fuori dal mercato economico dell’arte, chi ha cercato di mantenere una visione intellettuale come priorità’. ‘È chiaro come’, continua, ‘la vecchia generazione ha un senso di cooperazione molto diverso da quello attuale, dove le molteplici tematiche del movimento come le questioni LGBT, l’ambientalismo, il femminismo, hanno in qualche modo moltiplicato gli intenti parcellizzando allo stesso tempo l’obiettivo comune. Il senso politico più importante che spetta all’arte, secondo la nostra visione, piuttosto che assumere le forme di un evento, una manifestazione, una singola performance è riscontrabile allora nei piccoli atti quotidiani, nella continuità, nelle scelte che si fanno giorno per giorno’.

Quando Ezgi mi parla della Turchia, del declassamento del ruolo della cultura intellettuale e della perdita di credibilità dell’arte contemporanea dopo gli anni ’80, in realtà sta parlando di un processo più generale contro il quale richiama l’importanza della responsabilizzazione da parte di chi ancora si spende per questi valori. Le chiedo quindi di spiegarmi il concetto di sorumluluk, responsabilità, in relazione a Karşı Sanat e risponde: ‘uno degli aspetti principali nel nostro lavoro è quello di riflettere sul concetto di creatività, di allontanarsi dal meccanismo di produzione industriale dell’arte. Oggigiorno gran parte di quello che viene prodotto nel campo artistico risulta estremamente noioso perché si produce ciò che piace, quello che in qualche modo può essere venduto. Per sradicare questo meccanismo la cosa più importante è rimanere un progetto indipendente, avere un proprio spazio, non avere capi a cui rendere conto e in questo modo evitare censure e standardizzazioni. A Karşı Sanat può esporre chiunque abbia personalità e qualcosa da dire. I lavori possono risultare più o meno belli, a volte piuttosto aggressivi, l’obiettivo non è la sola esposizione ma il processo personale che c’è alla base e la volontà di condividerlo al di là di un personale tornaconto. D’altronde è comprensibile come tutto questo discorso sia difficile da applicare in un contesto come la Turchia in cui dietro pochissimi artisti che possono vivere del proprio lavoro ce ne sono migliaia che non riescono a vivere solo di arte’.

Continuiamo a parlare delle nostre esperienze, del mondo di adesso e della società. Poi chiedo a Ezgi di fare degli esempi pratici del lavoro di Karşı Sanat. Mi racconta allora dell’esperienza dell’organizzazione della mostra annuale all’interno della Istanbul Kitap Fuarı, la Fiera del Libro di Istanbul. ‘Erano 25 anni che l’esposizione riproponeva sempre la stessa arte figurativa. L’anno scorso abbiamo avuto l’opportunità di organizzarci come collettivo e proporci come curatori. Abbiamo aperto il padiglione a molti artisti giovanissimi, alcuni alla loro prima esperienza espositiva, con lavori di arte contemporanea, performance, video installazioni. La Fiera del Libro è visitata ogni anno da circa un milione di persone e per molte di queste la mostra è stata la prima esperienza di contatto con l’arte contemporanea. Chiaro, i bambini scrivevano sui muri, alcuni staccavano le installazioni, altri toccavano i quadri, molte persone non conoscevano i codici di comportamento da tenere durante una mostra, ma forse il senso è proprio questo qui. Non possiamo continuare a raccontarci l’arte solo tra di noi. Siamo troppo abituati a vivere i nostri quartieri lucidati, alternativi, liberali. Istanbul non è solamente questa e finché non lo capiremo non possiamo arrivare ad ottenere niente. Quest’anno abbiamo di nuovo accettato la sfida’.

A questo punto continuiamo a parlare del tempo e della continuità dei progetti, argomento centrale a Karşı Sanat, e mi porta l’esempio di Özgür Kazova. Kazova è una fabbrica occupata dal 2013 in cui i lavoratori, dopo il fallimento dell’azienda hanno continuato una produzione indipendente. Essendo la prima esperienza di questo genere degli ultimi anni, in una fase iniziale ha riscosso molto successo. Stampa alternativa, giornalisti, artisti, collettivi si sono occupati del caso. ‘Poi è normale che’, mi dice Ezgi, ‘nel momento in cui si spengono i riflettori si sceglie di spostare l’attenzione altrove, ad un qualcosa di altrettanto vendibile e stimolante’. Karşı Sanat invece continua a collaborare con Kazova fin dal momento della sua occupazione. ‘Si fanno le grafiche insieme, ci si confronta, si mettono in comune le conoscenze. Dal mio punto di vista è questa l’arte politica, un’attività con un grande concetto di fondo, quello del lavoro’. ‘In Turchia come altrove siamo guidati dalla frenesia, dal dover fare, dal portare a termine. Ecco’, dice, ‘penso che per l’arte e per la nostra politica sia arrivato il momento di fermarsi a riflettere, a leggere, a capire perché facciamo quello che facciamo, per riformulare un nuovo concetto di lotta che sia dell’arte ma anche della vita. Ci salutiamo ed Ezgi con un sorriso mi guarda e mi dice ‘a Karşı Sanat per progetti come il vostro di Kaleydoskop c’è sempre posto perché l’unico modo in cui queste iniziative possono sopravvivere è creare una rete di collaborazione e ritagliarsi un proprio spazio di esistenza’.