Turchia, cultura e società

Fare il libraio a Tarsus
In giro per librerie indipendenti 1.

in Scritture/Società/Spazi

In un momento in cui la crisi economica tocca profondamente anche il mercato del libro, vi proponiamo estratti di una serie di interviste dedicata alla librerie indipendenti in tutto il paese realizzate dalla direttrice editoriale della casa editrice April, Nazlı Berivan Ak. Una panoramica che dall’ultimo anello della catena editoriale cerca di capire come si vendono i libri in Turchia, qual è il mestiere del librario, cosa si legge e quanto.

Primo appuntamento a Tarsus, in provincia di Mersin, dove Nazlı Berivan Ak ha incontrato İsmail Kün, il fondatore della libreria Antik Sahaf.

“Le librerie indipendenti, i librai boutique sono i pilastri che tengono in piedi il mondo dell’editoria cercando di pianificare un futuro attorno alle catene e alle librerie commerciali, sono coloro che condividono e fanno scoprire ai lettori i libri che amano leggere, sono gli ‘eroi del libro’.”
Il destino di un lettore può cambiare incontrando un buon libraio.
Gli abitanti di una città assieme ai loro librai, possono sognare un nuovo futuro.
Leggere e condividere, soprattutto nelle città di provincia, acquista ancora più significato.
Ma come si fondano queste librerie indipendenti? Come vedono dalla loro posizione il mondo dell’editoria, le liste dei bestseller, le presentazioni di libri e scrittori? Cosa vogliono dire ai lettori, agli editori, ai distributori?
La prima persona a cui abbiamo chiesto di raccontarci la storia, di cui abbiamo registrato le opinioni, è il leggendario libraio Ismail Kün di Tarsus.  Fondatore e proprietario della libreria Antik Sahaf  ha reso possibile l’incontro tra lettori e innumerevoli scrittori realizzando festival, giornate di lettura, eventi e presentazioni. Ha molto da dire su come è cambiato il mondo delle librerie, dei lettori, sul cambiamento della città e della cultura.

È un piacere cominciare questa serie di interviste con te, Ismail. Conosco bene la tua libreria, e la tua squadra grazie a diverse attività che hai organizzato con i lettori. Vuoi raccontarci innanzi tutto la storia di Antik Sahaf? Come è stata fondata. Come è nata l’idea di Antik Sahaf a Tarsus?
È una lunga storia ma divertente.
Quando sono tornato a Tarsus dopo aver fatto il militare, la compagnia di distribuzione di un giornale nazionale per cui lavoravo ha chiuso e io sono rimasto senza lavoro. Allora assieme a un amico archeologo Hüseyin Adıbelli abbiamo cominciato a utilizzare l’ufficio di un altro amico che come me si occupava di distribuzione di giornali. Si trattava di un giornale diffuso nel mondo del lavoro tra uomini d’affari. Difficile crederlo ma all’epoca internet non esisteva e la gente si mandava biglietti di auguri e felicitazioni. Sfruttando il corriere che distribuiva i giornali noi preparavamo e distribuivamo questi biglietti di auguri. Ce la cavavamo bene.
Verso la fine del 1996 in ufficio non c’era più spazio. E i guadagni non erano più sufficienti. Inoltre per motivi familiari avevo bisogno di occuparmi anche di altro. In quei giorni il nostro ultimo progetto era di confezionare e distribuire calendari promozionali  per i piccoli commercianti, la nostra particolarità era di utilizzare immagini di Tarsus sul calendario. Ecco proprio in quei giorni, durante una cena ben annaffiata di rakı, ci è venuta l’idea della libreria.
Nel 1997 mentre ci occupavamo della distribuzione dei calendari cercavamo un nuovo spazio. Di giorno spedivamo calendari e la sera negli appartamenti comunali insieme agli studenti venuti per gli scavi della città vecchia bevevamo rakı pensando a un nome per la libreria. In una di quelle lunghe notti è venuto fuori il nome “antik sahaf”. Se all’inizio lo avevo trovato strano e comico, alla fine mi sarei abituato. Avevamo persino cominciato a studiare il logo. E in una di quelle serate uno dei grafici della tipografia Alev Dikici con la quale poi avremmo lavorato per anni, Gökhan Tırpancı, ci consegnò il logo che usiamo ancora oggi, ancor prima di aver aperto il negozio.
A dicembre non avevamo ancora trovato uno spazio. Ma con gli ordini dei calendari e persino delle nuove cartoline avevamo un’entrata, per quanto modesta.
In quei giorni in una galleria in cui eravamo entrati per per caso ci siamo accorti del secondo negozio alla destra di una delle due entrate della galleria. Ci colpì l’insegna sulla porta “Scarpe Derya”. Con i bicchieri di tè in mano ci avvicinammo per guardare l’interno dalla vetrina. In uno spazio di circa 20 metri si vedevano mensole di compensato attaccate al muro, un tappeto di pelo come andavano di moda all’epoca con sopra un piccolo tavolo di legno e due poltrone. E a sinistra un piccolo scompartimento che avremmo capito poi essere un camerino con un lungo specchio che faceva da porta.
Nei giorni successivi abbiamo bevuto così tanti tè lì davanti guardando il negozio che siamo diventati amici del proprietario del Cafe, Ahmet.  Quanto gli abbiamo rivelato che avevamo intenzione di aprire un negozio ci ha detto che ci avrebbe fatto conoscere il proprietario dello spazio e dato il suo numero di telefono.  Come molte persone l’idea della libreria non era qualcosa che piacesse molto a Ahmet perché in questo lavoro non giravano soldi. E noi gli rispondevamo che ci sarebbero usciti almeno i soldi per il tè…
Alla fine abbiamo conosciuto il proprietario, ispezionato il negozio e ci siamo accordati sull’affitto ma i soldi che avevamo non ci bastavano. Gli abbiamo dato una caparra e chiesto una settimana di tempo. Abbiamo chiesto un prestito a un amico di Hüseyin.
A dire affitto penso a quanti soldi, tasse e interessi inutili abbiamo pagato in questi venti anni… Ma quanti amici, quanti lettori, quanto è stato bello!
Beh il mattino dopo siamo andati, abbiamo firmato il contratto preso le chiavi e fatto le pulizie. Ormai era nostro! Avevamo persino il nome e il logo. Mancavano solo i libri…

Avete aperto senza aver pensato prima ai libri?
Lascia stare, dove gli avremmo presi? Come? D’altronde ci chiamavamo Sahaf, e cosa fa un sahaf? Vende e compra libri usati. Conosce i libri e il loro valore.
Abbiamo cominciato dalle nostre case, portammo in negozio tutto quello che avevamo nelle nostre biblioteche. Dal circolo degli amici ci arrivavano donazioni, classificavamo i libri e li mettevamo sugli scaffali. È andata avanti così per qualche mese. Tutti i libri e riviste che trovavo in casa li portavo in negozio senza chiedere di chi fossero, in altre parole li rendevo pubblici. I miei fratelli furono costretti a nascondermi parte dei loro libri.
Avevamo alcuni problemi, certo. Uno era il fatto che le mensole di compensato fossero molto profonde. Intanto l’insegna non era ancora cambiata e sarebbe rimasta quella di scarpe per un certo tempo. Con i pochi soldi che guadagnavamo compravamo il necessario per vivere e con quello che avanzava pagavamo l’affitto. Per risolvere il problema delle mensole abbiamo messo scatole di scarpe vuote dietro ai libri così che le mensole sembrassero piene.
Era il 1997. Ci facevamo nuovi amici e ascoltavamo nuove storie. Il venditore di jeans Necmi nella galleria veniva a trovarci tutti i giorni. Tutti gli amici che incontrava per strada li portava da noi. Si parlava di archeologia, storia, letteratura, cinema. La nostra libreria era diventata un punto d’incontro culturale per la vita cittadina. Intanto i lavori per il centro Culturale di Tarsus che come tutti i progetti statali andava avanti all’infinito vennero terminati. Per noi fu un buono sviluppo. Cercavamo di collaborare come potevamo. E poi riempivamo le nostre borse di libri e andavamo a venderli per le strade. Nel parco della città, davanti all’ospedale, nelle scuole, alla stazione degli autobus e persino nei saloni di matrimonio. Ci sforzavamo di essere gli eroi del libro.
Ma qualunque cosa facessimo continuavamo a chiederci cos’altro possiamo fare? Cosa deve fare un libraio di provincia?

Ti ricordi i primi titoli che vi hanno fatto guadagnare?
E come posso scordarlo! I primi libri che vendevamo erano libri e cassette usate che portavamo dalle case, ma questa situazione a volte mi rattristava, come poteva la gente dare via i libri dalle proprie case?
Ed essendo nuovi eravamo molto lontani dal mondo dei libri il cui centro non era altro che a Istanbul. Non è non venissero mai distributori dalle nostre parti ma quando arrivavamo non sapevamo cosa comprare e soprattutto non eravamo certi di ciò che compravamo. Leggevamo di continuo e trasmettevamo quello che leggevamo ai lettori. Ovviamente vendevamo più facilmente quello che avevamo letto. Avevamo scoperto questo ma non era abbastanza.
Mi ricordo che L’alchimista di Coelho edito dalle edizioni Can vendeva molto ma ai lettori dicevamo con un po’ di saccenteria che Il Candido di Voltaire era molto meglio e così facevamo venire in mente al lettore un nuovo libro. In quei giorni scoprimmo anche i libri di Ibrahim Maalouf usciti nel 1993 per YKY. A quelli che avevano letto Samarcanda consigliavamo Alamut. La fortezza di Vladimir Bartol, ma le vendite non bastavano. Dovevamo trovare un libro breve ma intenso, che fosse economico e le persone potessero leggere facilmente. Scacchi di Stephan Zweig fu il primo libro di questo tipo. Credo che le edizioni Can abbiano fatto decine di ristampe solo per noi!
Al quinto anno dall’apertura il negozio era diventato troppo piccolo. Allora in una galleria proprio di fronte alla nostra trovammo un altro negozio al pianterreno, grande il doppio ma con i muri che cadevano a pezzi. Riuscimmo a convincere il proprietario a non farci pagare l’affitto il primo anno in cambio di ristrutturare lo spazio.

I primi tempi a Tarsus come e quanto spesso venivano gli editori e i professionisti dell’editoria?
All’inizio mai a dire il vero.

Cos’è cambiato oggi?
Adesso cominciano a venire. Ma a volte mi chiedo come facevamo a fare questo lavoro senza internet. La nostra unica fonte erano i supplementi di letteratura dei quotidiani come Cumhuriyet e Radikal, da lì facevamo gli ordini e cercavamo di aiutare i lettori che ci chiedevano informazioni.
Adesso tutte le case editrici hanno la loro pagina internet e credo ormai che adesso sia l’editoria a dover guardare noi. Perché mentre i siti di vendita su internet e le catene aumentano di giorno in giorno, la cultura popolare cambia velocemente; e con essa cambiano le scelte dei lettori. E questo rende difficile sviluppare progetti per il futuro e scegliere il libro da pubblicare. Ma le librerie indipendenti come la nostra danno valore alle persone, formano i nuovi lettori e conoscono il loro pregio. Credo che gli editori abbiano molto da guadagnare da librai come noi.
Si dice che nel nostro paese ci siano circa 2000 case editrici tra grandi e piccole e di fronte a queste il numero delle librerie indipendenti è sceso a 1500. Voglio dire che siamo pochi e per questo valorosi.

Vorrei sapere cosa ne pensi del sistema di distribuzione in Turchia…
Forse questa è ancora la questione più difficile. Quando lavoravo nella distribuzione dei giornali avevo un motto “Il giornale è la merce prodotta in quantità maggiore per il tempo minore”.  Adesso con internet e i telefoni tutti possono vedere tutto immediatamente e ce lo richiedono. Ecco alla richiesta comincia la rincorsa. Eccetto i libri che si vendono molto, tra i 6,5 milioni di libri pubblicati in Turchia noi abbiamo la possibilità di averne in scaffale al massimo 40 mila. I libri che girano sul mercato sono circa 150-200 e il più grande portale di vendita ne ha disposizione fino a 150 mila… Se non abbiamo in scaffale il libro richiesto lo ordiniamo al distributore, se questo lo ha in stock comunichiamo al lettore che potrà averlo entro tre giorni altrimenti lo cerchiamo negli stock di altri cinque distributori. Se neanche questo funziona suggeriamo di cercare nei siti di libri vecchi come nadirkitap.com e gittigidiyor.com.
Ogni giorno facciamo ordini a almeno tre distributori diversi, talvolta anche più di una volta.  Ma ci sono spesso ritardi tra la distribuzione, le poste… e questo crea problemi tra noi e i lettori.

Dai molta importanza agli incontri e alle presentazioni. Da anni ci sono almeno due eventi a settimana a Antik Sahaf. Cos’è cambiato nel tempo negli incontri tra scrittori e lettori?
Do molta importanza a questi eventi intanto perché i nostri lettori possono conoscersi tra di loro, e la libreria acquista un nuovo movimento. Non so com’è altrove ma qui lettori e scrittori si intrattengono a vicenda e questo ci dà una bella sensazione per ricominciare con entusiasmo l’indomani. E poi lo facciamo per parlare di nuovi argomenti.
È indubbia la forza dei social media nell’incontro tra scrittore e lettore. Mentre prima riuscivano bene soprattutto gli incontri con scrittori noti o  presentati da noi, adesso condividere una foto con lo scrittore può essere di per sé una motivazione a partecipare.

Tra la letteratura turca  chi sono gli scrittori che più emozionano i lettori e perché secondo te?
Nella letteratura poliziesca Ahmet Ümit è quello che più emoziona i lettori. Mentre Hasan Ali Toptaş, Barış Bıçakçı, Alper Canıgüz, Murat Uyurkulak, Emrah Serbes, Murat Menteş, Seray Şahiner, Tarık Tufan sono gli scrittori più letti dai giovani. Credo che li trovino vicini a loro, adottano lo scrittore come fosse uno di loro. A dire il vero anch’io presento così questi scrittori ai lettori giovani. Sanno che quando da qui andranno nelle grandi città potranno incontrarli nella metro o in un salone del cinema, in una manifestazione o camminando per Istiklal…

Buoni libri a tutti, Grazie”

 

L’intervista integrale è stata pubblicata il 15 giugno 2018 sul portale di letteratura Kitap Eki.
Si ringrazia Nazlı Berivan Ak per la concessione e la casa editrice April.

Traduzione di G. Ansaldo

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