Turchia, cultura e società

Grafici per capire la censura

in Brevi

Susma24 è una piattaforma che si occupa della denuncia alle restrizioni alle libertà d’espressione in Turchia in ambito artistico e mediatico. Avviata nel 2016 con il sostegno del programma MATRA, uno dei programmi di cooperazione bilaterale fornito dal governo olandese, dal dicembre 2017 Susma gode della collaborazione congiunta delle associazioni P24 e Article 19. Attraverso corsi di formazione, sostegno legale e una costante documentazione degli abusi alla libera espressione, l’obiettivo del progetto è quello di sostenere giornalisti, scrittori, editori, attivisti, artisti, attori e le loro organizzazioni di fronte alla censura e all’autocensura.

L’articolo, a firma Kültigin Kağan Akbulut, è uscito in originale sul sito della piattaforma, con il titolo Grafiklerle sansürü anlamak (Capire la Censura con i Grafici).


Come piattaforma Susma, uno dei nostri impegni è quello di aumentare la visibilità dei casi di censura nel paese tramite il nostro portale online, sia riferendoci a un pubblico interessato alla censura sia, come abbiamo fatto negli ultimi tre anni, redigendo diversi rapporti.

Tuttavia immersi in Turchia come in tutto il mondo in un’inflazione di notizie, possiamo non accorgerci dei dettagli della situazione, possiamo non prestare attenzione ai metodi, alle motivazioni con le quali è violata la libertà di espressione o in quali settori si è esacerbata la censura. Perciò al fine ottenere un quadro più generale, abbiamo creato dei grafici separando i diversi casi di censura e raggruppandoli sotto varie etichette.

Come Susma, consideriamo la censura in una cornice ampia. Le violazioni della libertà di espressione non funzionano sempre allo stesso metodo e non vanno sempre in un’unica direzione. A volte assistiamo a casi di censura diretta, ma la maggior parte delle volte questi si verificano attraverso strategie da parte dello Stato che toccano nel profondo senza che ce ne rendiamo nemmeno conto. La censura può così trasformarsi facilmente in un concetto astratto.

In questo studio grafico abbiamo cercato di mostrare più in dettaglio la situazione generale inserendo i casi presenti sulla piattaforma web Susma. Va però sottolineato che questo lavoro, come qualsiasi studio statistico che si occupa di questo tipo di questioni sociali, presenta delle mancanze. Il rapporto completo su Censura e Autocensura in Turchia da gennaio 2019 a novembre 2019 è consultabile a questo link.

Le violazioni della libertà di espressione sono per lo più condotte attraverso procedimenti giudiziari. Le indagini, i processi, le detenzioni e gli arresti che coprono il 32% del grafico dimostrano come gli organi statali contrastino ancora la libertà di espressione nei modi più brutali. Con un tasso del 28% un altro dei metodi più applicati per la censura è l’impedimento delle iniziative e delle manifestazioni. Le sanzioni commerciali, che nella tabella con un 14% costituiscono una percentuale dominante, si riferiscono principalmente alla sospensione dei programmi TV e ai licenziamenti da parte di RTÜK [Agenzia di Stato che lavora per la sorveglianza e il controllo delle trasmissioni radio-televisive, NdT].

Guardando all’andamento mensile, ci si può rendere conto di come i casi di censura si intensificano con l’inasprimento dell’agenda politica. Per esempio, nonostante le elezioni locali del 31 marzo e la ripetizione delle elezioni di Istanbul il 23 giugno, il numero dei casi in questi mesi appare normale. Questo fenomeno può essere spiegato dal fatto che durante il periodo elettorale il potere ha perseguito una politica più blanda oppure dal fatto che i parlamentari abbiano utilizzato un linguaggio più tranquillo rispetto a altre elezioni. Del resto possiamo notare come subito dopo i risultati elettorali i casi di censura cominciano a crescere. Esaminando i casi nel dettaglio si può notare l’evidente accumulo di tensione nel periodo post elettorale e l’inizio dei commissariamenti. Allo stesso modo appare un improvviso aumento dei casi di censura nel mese di ottobre. Anche questo dato è connesso principalmente alla dura repressione da parte del potere alle contestazioni dell’operazione Sorgente di Pace.

I giornalisti presi in custodia cautelare o arrestati, gli articoli censurati, i membri della stampa licenziati, che sono stati contrassegnati con il titolo di media, costituiscono con la percentuale del 37%, il tasso più alto. In maniera simile, le molte persone che continuano a lavorare come giornalisti indipendenti oppure coloro che fanno giornalismo civico, coprono la sezione social media con un tasso del 15%. Quando invece si guarda singolarmente ai settori del teatro, del cinema, della musica, delle arti visive e dell’editoria non risulta una percentuale molto alta, ma se considerati in totale emerge una larga fetta del 23%.

Individuare i motivi alla base della censura e delle violazioni della libertà di espressione è stato uno degli aspetti più difficili di questo studio. La maggior parte dei casi infatti non presentano una ragione specifica oppure il motivo della censura diventa talmente insignificante che il caso in questione non riesce nemmeno a trovare visibilità mediatica. Allo stesso tempo, sebbene in alcune circostanze le ragioni di censura non siano così visibili, il motivo principale potrebbe essere legato all’agenda politica. Ad esempio, se la ragione principale dei divieti alle manifestazioni del Gay Pride nelle province di Izmir e Antalya è riscontrabile nella repressione al movimento LGBTI+, la ragione ufficiale potrebbe risultare essere di “ordine pubblico”, “morale comune”, “integrità all’unità dello Stato”. È questo il motivo per cui nel grafico sono inclusi i casi di censura ai danni del movimento LGBTI+ oppure quelli delle contestazioni all’operazione Sorgente di Pace e contro le nomine dei commissari.

I motivi di censura più comuni di questi anni sono stati principalmente la propaganda terroristica o l’appartenenza a organizzazione terroristica. La morale comune e l’ordine pubblico sono invece tra le ragioni principali utilizzate nelle violazioni della libertà d’espressione in casi come i divieti di eventi, manifestazioni e pubblicazioni.

Trad. C. De Sanctis

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