Turchia, cultura e società

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Van Gogh nella terra dei morti

in Fotoreportage

La nuova percezione del tempo e dello spazio durante il periodo pandemico ha fatto riemergere nella nostra memoria tracce del passato e del presente. Le mie passeggiate quotidiane in città, che durante la quarantena era divenuta una nuova area di esperienza, si sono trasformate in percorsi intenti a ricercare tracce del passato. Queste passeggiate – espressione di una vita orientata sul momento e decentralizzata – mentre mi permettevano di ristabilire connessioni tra passato e presente, mi hanno fatto riscoprire zone di Izmir, la città in cui vivo, che non conoscevo.

La serie fotografica di questo lavoro inizia col quartiere di Umurbey, precedentemente chiamato Darağacı e copre l’area di Alsancak İskelesi e il distretto di Pasaport denominati precedentemente İngiliz İskelesi e Frenk Sokak. Il mio percorso a piedi nelle strade svuotate dalla pandemia iniziava quindi da quello che era Darağacı, un quartiere importante nel passato di Izmir che prende il nome dai patiboli dove, all’inizio del XX secolo, venivano giustiziati i condannati a morte. Darağacı, che a partire dal XIX secolo ha ospitato importanti industrie e residenze operaie, era limitrofo al quartiere Mortakya (quartiere dei morti) sede del cimitero dei greci che costituivano, all’inizio del 1900, una parte considerevole della popolazione di Izmir. A Mortakya, la prima zona di quarantena della città, venivano sepolti coloro che morivano per malattie infettive. Oggi questo quartiere comprende lo stadio di Alsancak, ampliamento del campo di calcio costruito dagli inglesi che vennero qui per la costruzione della ferrovia Izmir-Aydın; un terreno dell’Università Dokuz Eylül utilizzato per un periodo come Facoltà di Belle Arti; gli edifici abbandonati della stamperia di Sümerbank, un tempo colosso industriale della Turchia; una delle prime centrali elettriche dell’era repubblicana i quali ex magazzini ospitano oggi il mercato delle pulci.

Situato nel centro di Izmir ma sconosciuto a molti, questo quartiere dimenticato può essere raggiunto a piedi da quella stazione ferroviaria costruita dagli inglesi nel XIX secolo. Gli edifici che oggi continuano a essere utilizzati per la stessa funzione, introducono al cuore di Izmir, Alsancak o Punta nonostante per molti residenti di Izmir quest’ultimo rimanga solo il nome di un bar. Questa zona che arrivava fino alla costa e un tempo era chiamata distretto di Frenk, comprendeva case, taverne e attività commerciali di francesi, inglesi, italiani e altri non musulmani che vivevano a Izmir e si dedicavano al commercio. Alcune di queste case lasciate dai commercianti europei furono distrutte dall’incendio di Izmir del 1922, e quelle rimaste sono oggi diventate bar o luoghi di lavoro a indicare che il legame tra passato e presente continua, nonostante nei ricordi sia stato distrutto. Non sorprende che il distretto di Frenk simbolo della cultura occidentale nell’impero ottomano, sia stato la zona più colpita dall’incendio di Izmir divampato dopo che le forze di occupazione lasciarono la città. Durante l’incendio, che a partire dalla regione di Basmane interessò gran parte del centro cittadino, furono colpite soprattutto le residenze e le botteghe dei non musulmani e la struttura demografica di Izmir, diversa da quella delle altre città ottomane, iniziò a cambiare radicalmente. Oggi nel quartiere armeno completamente distrutto dall’incendio si trova l’İzmir Fuarı (Fiera di Izmir), che in quanto unico e più grande parco della città è diventato per i suoi abitanti una grande valvola d’ossigeno.

Aslıhan Güçlü, maggio 2021

 

Un fotoreportage di ©Aslıhan Güçlü

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