Turchia, cultura e società

Il nostro radioso futuro

in Schermi/Società

Il primo gennaio 2019 sono in viaggio da Mardin a Mersin dove vive la mia famiglia.
Mardin è al confine con la Siria, subito a fianco di una guerra della quale, per la maggior parte, siamo stati soltanto spettatori per anni. Sono in autobus, alla mia destra e alla mia sinistra passano carri armati, mezzi carichi di guerra… Mi trovo nelle terre in cui sono nata; qui, da quando armeni e altri popoli sono stati espulsi, la pace non è mai riuscita a stabilirsi.
Alla mia destra passano dei carri armati, di quelli che chiamano Leopard 2, costruiti nelle terre in cui ho vissuto.
Questi mezzi trasportano morte, si muovono per uccidere. Li guardo, il telefonino che ho preso in mano non è di alcuna utilità al mio smarrimento…
Chiudo gli occhi, come se potessi vivere ignorando l’orrore…
I miei occhi si aprono su un vuoto gigantesco, mi trovo faccia a faccia con una natura “selvaggia” dove non ci sono esseri umani.
Come se due luoghi si fossero confusi insieme, sono al tempo stesso nelle terre in cui sono nata e in quelle in cui ho vissuto.
L’essere umano che non riesce a vincere il desiderio di fare la guerra, è caduto vittima di questa malattia, sono rimaste pochissime persone. Chi costruisce, compra, vende, utilizza armi, e tutti coloro che chiudono gli occhi davanti a tutto questo hanno subito una mutazione a causa di un virus che è partito dal cervello e si è diffuso in tutto il corpo, poi, persa completamente la facoltà di parlare, sono diventati muti.
Dal momento in cui uccidono soltanto per la sopravvivenza, gli animali hanno ripreso le loro vite. Nella guerra aperta contro di loro siamo diventati da vincitori, vittime.
La nostra memoria ha dimenticato di dimenticare, ci ricorda soltanto che non possiamo più uccidere, perché sappiamo ormai che se lo facessimo verrebbe la nostra fine. Non abbiamo saputo immaginarci la pace ma siamo stati costretti a farla. Abbiamo riformulato il concetto di selvaggio, ci siamo confrontati con la nostra brutalità.
Avendo perso la facoltà di parlare, i nostri altri sensi si sono sviluppati. Siamo riusciti a guardare le differenze con un’altra consapevolezza, abbiamo imparato a vivere insieme.
Mi sono svegliata con un sogno che non posso lasciarmi alle spalle.


Un video dell’artista Ezgi Kılınçaslan
Presentato nel 2019 per un progetto artistico sul futuro nell’ambito di 48 Stunden Neukölln, forum per progetti artistici realizzati nella scena berlinese, “Il nostro radioso futuro” nasce dall’idea dell’artista di spiegare i tempi futuri con un sogno: “L’umanità che non riesce a superare la bramosia di guerra è vittima di una malattia che le fa perdere la capacità di parlare”.

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