Turchia, cultura e società

Behçet Necatigil – Quattro poesie

in Versi

Quarantena

La malattia infettiva
Riflettono
Dove l’avrete contratta?
E in più dura da tempo

Nell’infanzia o nella giovinezza
Nelle case che avete abitato
Nei luoghi conosciuti
Dove l’avete contratta?

Solitudine nera
Potrebbe darsi, dicono
E perché temono che passi
Da anni vi trovate qui

Da Türk Dili, 320, Maggio 1978

Karantina

Bulaşıcı hastalık
Düşünüyorlar
Nereden aldınız
Çok da uzun sürdü

Çocukluk gençlik
Kaldığınız evler
Bilinen yerler
Hangisinden aldınız

Karayalnızlık
Olabilir diyorlar
Geçer diye çekindiklerinden
Yıllardır burdasınız

Türk Dili, 320, Mayıs 1978

 

Gastarbeiter

Perché s’asciughi in fretta la stendo in camera
La biancheria
Attraverso lentamente le porte
Potrebbero lamentarsi.

Gli stranieri escono di notte
Sono nostre le strade vuote
Una ballata nel buio
Invisibile di giorno.

In queste sere d’angoscia
La nostalgia è la vendetta del paese
Anneriti, sbiancati
Un giorno faremo ritorno.

Da Yeni Dergi, 98, Ottobre 1972

Konuk İşçi

Tez kurur yaz odaya asıyorum
Çamaşır
Kapılardan yavaşça geçiyorum
Belki bir söz gelir.

Yabancılar geceleri çıkıyor
Boş sokaklar bizim
Karanlıkta bir türkü
Gündüzleri görünmüyor.

Bu sıkıntı akşamları
Özlemi, öç alması yurdun
Kararmış, ağarmış
Döneriz bir gün.

Yeni Dergi, 98, Ekim 1972

 

Negli amori

Avete rimandato a domani gli amori
Timidi, ritrosi, rispettosi.
Chi vi stava vicino
di voi ha avuto un’immagine falsata.

Per questioni infinite
(Che voi non volevate fossero tali)
Quando un solo sguardo poteva spiegare tutto
I sentimenti che vi riempivano il cuore
Nel cuore sono rimasti.

Voi confidavate nei tempi lunghi
Sgradevole raccontare un amore in due minuti.
Che nella fretta gli anni passassero tanto presto
Non vi sarebbe mai venuto in mente.

Nel vostro giardino segreto
C’erano fiori che sbocciavano
Di notte, in solitudine.
Troppo pochi ai vostri occhi per donarli
O forse non v’è bastato il tempo.

Da Eski Toprak, 1956

Sevgilerde

Sevgileri yarınlara bıraktınız
Çekingen, tutuk, saygılı.
Bütün yakınlarınız
Sizi yanlış tanıdı.

Bitmeyen işler yüzünden
(Siz böyle olsun istemezdiniz)
Bir bakış bile yeterken anlatmaya her şeyi
Kalbinizi dolduran duygular
Kalbinizde kaldı.

Siz geniş zamanlar umuyordunuz
Çirkindi dar vakitlerde bir sevgiyi söylemek.
Yılların telâşlarda bu kadar çabuk
Geçeceği aklınıza gelmezdi.

Gizli bahçenizde
Açan çiçekler vardı,
Gecelerde ve yalnız.
Vermeye az buldunuz
Yahut vaktiniz olmadı.

Eski Toprak, 1956

 

Tempora Mutantur

Ho visto gli anni volare via come uccelli
Ho visto la mia fine un pugno di terra
Ho amato come gioventù richiede
S’era stretta all’albero la foglia.

Amico mio, leggi nel mio sogno un buon presagio,
Non prendertela col tuo Behçet!
Catturato dalla tua delizia,
Amore, benedetto sii nei due universi!
Addio malasorte delle nottate di studio,
Tutti i libri si sono richiusi!
Quanto il libeccio possa soffiare
Così non si plachi il moto nel cuore!

Anche Majnun da questi sentieri
s’era spinto nel deserto.
Non sono più chi ero un tempo,
oramai i tempi sono mutati.

Da Varlık, 276-277, 1-15 Gennaio 1945

Tempora Mutantur

Baktım seneler kuş gibi uçuyor,
Baktım sonum bir avuç toprak
Sevdim gençlik icabı
Ağaca bağlandı yaprak.

Ey dost, rüyamı hayra yor,
Çok görme Behçet’ine!
Kapıldım lezzetine,
Ey aşk, iki cihanda aziz ol!

Elveda tahsil gecelerinin kara bahtı,
Bütün kitaplar kapandı!
Lodos rüzgarı es esebildiğine,
Dinmesin gönlümdeki çalkantı!

Mecnun da beyabana
Bu yollardan gitmişti.
Ben artık eskisi gibi değilim,
Devran değişti.

Varlık, 276-277, 1-15 Ocak 1945

 

[trad. N. Verderame]

Immagine di copertina: Coşkun Aşar


“Ha impiegato quarant’anni di poesia nel narrare ciò che un cittadino di media condizione può vivere come individuo, dalla nascita alla morte, e nel comunicare il proprio vissuto all’interno del triangolo casa-famiglia-cerchia più prossima. Talvolta è stato accusato di non essere riuscito a rinnovare le proprie forme, ma in generale i critici hanno dettto di lui che era un poeta coerente e dallo specifico mondo interiore”. Questo scriveva di sé Behçet Necatigil (Istanbul, 1916-1979) in un dizionario biografico della letteratura turca. Poeta e traduttore dal tedesco, Necatigil aveva esordito a fine anni Trenta e il primo volume di poesie, Kapalı Çarşı (Gran Bazar, 1945), lo aveva subito imposto come uno dei poeti più importanti della lirica intimista. Una scrittura che spesso fa a meno delle desinenze che in turco indicano i casi (risultando perciò ellittica e di difficile traduzione), ma che nonostante l’autore sia scomparso più di quarant’anni fa, risulta più che mai moderna. Necatigil affronta quasi ossessivamente i temi della casa, della malattia, dei rapporti famigliari, in un mondo poetico claustrofobico. E di migrazione, aspetto che aveva toccato con mano nel 1972, quando era stato invitato in Germania dall’ente tedesco per gli scambi accademici DAAD. Necatigil insegnò letteratura turca dal 1940 al 1972, anno del pensionamento. Le sue poesie complete sono tuttora molto apprezzate (l’edizione del 2002 è ormai alla decima ristampa) e alla sua memoria è stato dedicato un prestigioso premio letterario, il Behçet Necatigil Şiir Ödülü.

 

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