Turchia, cultura e società

Zeynep Köylü – Due poesie

in Versi

superficie

sotto la mia pelle
il tempo si trascina e va
incontra il tuo sguardo
io osservo un altro io in me
sorride nel suo abito il corpo d’albero
attraversa gli specchi
tumula nell’acqua le mie parole
nelle fauci dei granchi

hai disegnato un mare
scavandomi fuori dalle caverne
mi hai condotta a me
percorrono i rettili
le mie mani che non hanno mani
quale densità avrà mai
una voce rimasta senza nessuno
penetro nel vuoto facendolo spaccare
l’ostrica compare all’improvviso
da sotto la mia pelle
assisto al passaggio degli uccelli

hai raccontato una fiaba
io ero oggetto bagnato tra i colori
che non ha imparato a correre in nessuna lingua
ci siamo guardati nel sole che si assottiglia
tracciando nuove strade tra i grani di sabbia
e ora non abbiamo più occhi
da sotto la mia pelle
ho abbracciato la pioggia

hai fatto un sogno
io ululavo a ogni angolo del bosco
è un bosco senza gravità, questo
che loro non conoscono
appena mi sentivo chiamare
io rivolgevo uno sguardo opposto
hanno condotto ai miei piedi
le parole che ululavano nel buio
da sotto la mia pelle
ho camminato verso il sonno di nessuno

ti sei perso in te
un cenno mio e
la superficie della terra s’è ricongiunta alle cavità
alla mia fronte larga erosa dal mare
la rosa è schizzata da dove non era mai nata
e il tempo lì scorre
verso la bocca del serpente
sssssssssssssssssssssssssssssssssssssssss

 

yüzey

derimin altından
sürünerek geçen zaman
karşılaşıyor senin bakışınla
başka bir bene bakıyorum
ağaç gövdesi kılığında gülümsüyor
aynalar arasından geçip
kelimelerimi suya gömüyor
yengeçlerin ağzına

bir deniz çizdin
mağaralardan kazıyıp getirdin beni
sürüngenler geçiyor ellerim olmayan ellerimden
kimsesiz kalmış bir sesin
yoğunluğu nedir ki
çatlayarak giriyorum yokluğunun içine
birden var oluyor istiridyeler
derimin altından
görüyorum kuşların geçişini

bir masal anlattın
renklerin arasında ıslak bir şeydim
hiçbir dilde koşmayı öğrenmemiş
kısalan güneşle baktık birbirimize
yeni yollar çizdik kumların arasından
şimdi gözlerimiz yok
derimin altından
kucakladım yağmuru

bir rüya gördün
uludum ormanın her köşesinde
burası onların bilmediği
yerçekimsiz bir orman
ben nasıl çağrılırsam
tersinden baktım
karanlıkta uğuldayan sözleri
getirdiler önüme
derimin altından
yürüdüm uykusuna kimsenin

kendine daldın
kıpırdadım
yeryüzü çukurlarla buluştu
denizin oyduğu geniş alnımla
hiç doğmamış yerden fışkırdı gül
zaman orda
akıyor bir yılanın ağzına
sssssssssssssssssssssssssssssssssssssssss

 

 

7 e la madre*

ne ho partoriti 7

7 hanno detto loro

cellule innumerevoli schizzate dal mio ventre
mi hanno avvolto il petto con artigli di bestie

7 hanno detto loro

ora le schiene smarrite sono 7

7 strade nel tanfo di polvere da sparo – li ho cercati
nel ventre ho portato tutto il vuoto della terra
scalando le macerie un piano dopo l’altro

le mie figlie – quando si spaccava un tronco
i figli miei – quando la pioggia riempiva le fosse

nel mezzo della strada la mano tocca il metallo
la ruggine passa nella mia pelle e tinge il volto della terra
la lingua mia dentellata tra le parole

7 hanno detto loro

7 senza più occhi – bocca – naso – piedi
7 senza più fame – sete – vista – olfatto
7 senza più sonno – pianto – riso – abbracci

se tocco quell’ombra non nasce il giorno, vero?

nel mezzo della strada mi sono lanciata
ho addentato la terra il ferro la pietra
ho lanciato il mio latte sui vostri occhi abbuiati
sono una maga, sì, quando la vita
era sul punto di spaccarsi giusto al centro
mi credevate morta. 7 sguardi ho lanciato al cielo

7 sono i frammenti in cui mi divido
non riuscirete a ritrovarmi

io sono alba,
sotto ciascuna stella
dono al mondo sette viventi

 

7 ve anne*

doğurdum 7

onlar dedi ki 7

karnımdan saçılmış sayısız hücre
sarıldı göğsüme hayvan pençeleriyle

onlar dedi ki 7

7 kayıp sırt şimdi

barut kokuyordu aradım 7 sokak
karnımda dünyanın boşluğunu taşıdım
kat kat çıktım harabelerin arasından

kızlarım –bir ağaç yarıldığında
oğullarım –bir çukura dolduğunda yağmur

sokak ortasında metale değiyor elim
derime geçen pas boyuyor yeryüzünü
kelimeler arasında tırtıklı dilim

onlar dedi ki 7

7’nin gözleri yok – ağzı – burnu – ayakları
7 acıkmaz – susamaz – bakmaz – koklamaz
7 uyumaz – ağlamaz – gülmez – sarılmaz

dokunduğumda gölgesine gün açmaz değil mi

sokak ortasına kendimi attım
dişledim toprağı – demiri – taşı çiğnedim
sütümü saldım karanlık gözlerinize
büyücüyüm evet, tam çatlarken orta yerinden hayat
öldüğümü sandınız. 7 bakış fırlattım göğe

7 parçaya ayrılırım da
bulamazsınız beni

ben sabah,
her yıldızın altında
doğururum yedi canlı

 

* Ad Aleppo, sotto un intenso bombardamento, Sabah, madre di sette figli persi nel conflitto, è spirata sulla sedia a rotelle con la quale vagava per le strade alla ricerca di un dottore [n.d.A]. Sabah (mattino) in arabo è usato anche come nome proprio; in traduzione, al terzultimo verso si è scelto il nome italiano “alba” [n.d.t.].


Zeynep Köylü è nata nel 1978 a Çorum. Si è laureata nel 2003 presso l’Università di Ankara, Facoltà di Scienze delle Comunicazioni e ha frequentato un master all’Università di Belle Arti Mimar Sinan di Istanbul. Attualmente lavora presso il teatro comunale di Istanbul.
Nel 1997 il primo libro Son Arzum Gül ve Kedi (Il mio ultimo desiderio una rosa e un gatto) ha ricevuto il premio di poesia “Arkadaş Z. Özger” per l’inedito. L’opera è stata pubblicata nel 1998 dalla casa editrice Mayıs Yayınları e nel 1999 è stata insignita del Premio “Orhon Murat Arıburnu” come miglior libro dell’anno. Il secondo libro, İlk Ağacı Öperek (Baciando il primo albero), è stato pubblicato nel 2007 dalle edizioni Everest. Il terzo libro, Yırtılış (Lacerazione) è apparso nel 2017 per la casa editrice Edebi Şeyler.
Le sue poesie, dal tono lirico e sensuale, sono state tradotte in inglese, tedesco, olandese, lituano, bulgaro e mongolo. In italiano tre sue poesie sono state pubblicate sulla rivista online Atelier.

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