Un mese fa, mentre era ancora in vigore lo stato di emergenza, la Turchia andava alle urne per eleggere contemporaneamente il presidente della repubblica e il parlamento. Anticipate di un anno e mezzo e annunciate a sorpresa solo due mesi prima, queste elezioni non hanno scoraggiato l’opposizione e sono state precedute da grandi speranze di cambiamento. Il 24 giugno le elezioni hanno visto la vittoria al primo turno di Recep Tayyip Erdoğan e la maggioranza della coalizione capitanata dal suo partito.
Proponiamo una sequenza di vignette pubblicate tra giugno e luglio su diversi quotidiani e riviste (tra cui Cumhuriyet, Bayan Yanı e LeMan) che incarnano gli umori che hanno accompagnato queste doppie elezioni.

– E che promulghi leggi al riguardo…
– Che non sia razzista e difenda sempre l’uguaglianza!
– Che sia liberale…
– Che non stia dalla parte di chi sfrutta i bambini!
– Che si batta per i diritti degli animali!
– E che sia a suo agio! Indossi i pantaloni corti e non metta bocca su chi li indossa…
– Che ognuno mangi, beva e indossi ciò che vuole…
– E deve ridere… che capisca l’umorismo.
(İpek Özsüslü)

– Dov’era il seggio n. 62?
(Suat Özkan)

Quella mattina…
Quel momento…
Subito dopo…
Quella sera…
Il giorno dopo.
(İzel Rozental)

– Il CHP ha trovato un leader in grado di aumentarne il consenso.
– Ha vinto il MHP.
– Ha vinto l’HDP, ha superato la soglia di sbarramento.
– Ha vinto l’İyi Parti, è entrato in Parlamento.
– E chi ha perso?
– Mi sa che lo scopriremo con gli aumenti che arriveranno nei prossimi giorni!
(Behiç Ak)

(Kamil Masaracı)

– Che vuol dire che facciamo!? Un tè e si riparte… la partita non finisce qui!
(Feyhan Güver)