Turchia, cultura e società

Gülten Akın – Tre poesie

in Versi

Accecamento

“Accecamento” dice al telefono la voce
e camminando ce ne andiamo senza guardare
il fiume che ci scorre accanto,
raccattiamo una a una le parole
che abbiamo disperso e che credevamo
smarrite nel nulla, speranzosi
che un giorno si scavino un nuovo corso.

noi non siamo maghi
non possiamo mutarlo
col soffio
speriamo che sia il fiume a farlo
continuando a scorrerci accanto

“accecamento” dice il telefono

gli occhi nostri…
rilanciamo i nostri ricordi
e non riusciamo a distinguere
se sono persone o agnelli.

il fiume ci scorre accanto
forzando il proprio letto, a volte
slavando ciò ch’è avvolto nelle nebbie, nella bruma
e che oltrepassiamo senza uno sguardo, ah
alcuni di noi avanzano grazie ai ricordi
e più si diradano i sogni più cresce il ricordo
sono loro i nostri dementi
che serriamo a chiave e dimentichiamo?

oblio oblio oblio senza tregua
consolazione. Ci lasciamo andare
dicendo a noi stessi che nulla va perso.
La voce al telefono parla ancora d’accecamento
poi d’un tratto si fa muta anche lei e rimaniamo
senza più parole.

 

Körleşme

“Körleşme” diyor telefondaki ses
bakmadan yürüyüp gidiyoruz
ırmak yanımızdan akıyor,
dağıttığımız, boşa gittiğini sandığımız
sözcükleri bir bir derleyerek
birgün yeni bir yatak
açmak için kendine
umutlanıyoruz.

büyücü değiliz,
bir solukta
değiştiremiyoruz
akarken akarken yanımızdan
ırmak değiştirir umuyoruz.

“Körleşme” diyor telefon

gözlerimiz…
ortaya anılar atıyoruz
insanlar mı kuzular mı
seçilemiyoruz.

ırmak yanımızdan akıyor
yatağını zorlayarak, yıkarak bazan
bakmadan geçip gittiğimiz
o sislerin, pusların içindeki, ah
geri dönüşlerle yürüyor kimimiz
düşleri azaldıkça anılan artıyor
onlar bizim delilerimiz mi
kilitleyip unutuyoruz.

durmadan unutmak unutmak unutmak
teselli. Kendimizi koyveriyoruz
hiçbir şey kaybolmaz diyoruz.
Hâlâ körleşmeden söz ediyor telefondaki
o da susar büsbütün
lâl-ü ebkem kalırız.

 


Ninna nanna per il nipote Alaz

Soffia e sferza il vento, ascolta il suo rumore
Ascolta la tempesta, le voci della montagna
La nuvola civettuola se n’è andata a vagare
E bagna gli specchi d’acqua

Un attimo e il pesciolino pioverà sulla tua altalena
Un attimo e sulla tua altalena pioverà il pesciolino
Un attimo e sulla tua altalena pioverà la nuvola
Spunterà dalla tua tasca
Forse una zagara, una tartaruga o il vischio sonnacchioso
Tu raccoglili

Il cappuccio sferruzzato dalla nonna
Col bacio del nonno adesso è  magico
Lascia che l’inverno esca,
Lascia che l’inverno esca dalla tua stanza, dalla tua casa
Tu da’ inizio alla primavera

Il fiore che hai disegnato sul retro del quadro
Prendilo con te e vieni, o mandalo a noi
Abbiamo freddo, è di neve il nostro cuscino, gelata la coperta
Lo sciame è prigioniero delle api selvatiche
Non potrà venire a liberarci, vieni tu

 

Alaz Toruna Ninni

Esip savuruyor, seslerini dinle
Fırtınayı dinle, dağ seslerini
Dolanmaya gitti çekimli bulut
Denizleri, gölleri sağıyor
Balık yağar birazdan salıncağına

Balık yağar birazdan salıncağına
Bulut yağar birazdan salıncağına
Belki limon çiçeği, belki kaplumbağa
Uykulu ökseler çıkar cebinden
Sen onları topla

Ninenin ördüğü başlığı
Deden öpüşle büyüledi
Kışı çıkar
Kışı çıkar odandan evinden
Bahara başla

Al gel, ya da resminin arkasına
Çizdiğin çiçeği yolla
Üşüyoruz, yastığımız kar, yorganımız dondu
Oğul arı yaban arılara tutuklu, gelemez
Sen gel bizi kurtar

 

Barocca

In ciascun rifugiato s’innalza una pianta di rose
Resiste al caldo e alla siccità
Non avere paese è vastità immensa quanto sono i paesi
Resiste all’infinito e alla mancanza di confini

Non era nostalgia, no, non era dolore
Era l’opporsi a nostalgia e dolore
E se anche l’abbiamo scagliato via di getto, senza un perché
Resiste all’innocenza, senza leggi né diritto

Ora sul suo corpo barocco sogni e uccelli
Potranno posarsi con la stessa levità
Vivaldi a un capo, Borges all’altro
Per resistere alla pazza folla e alla solitudine insidiosa

In ciascun rifugiato s’innalza una pianta di rose

 

Barok

Her mültecinin içinde bir gül ağacı boylanır
Sıcağa susuzluğa dayanıklı
Ülkesizlik tüm ülkeler sayısınca genişliktir
Sınırsızlığa sonsuzluğa dayanıklı

Özlem değil hayır üzünç değil
Özleme üzünce karşı koymaydı
Ansızın ve nedensiz fırlatılıp atılmış da
Yasasız tüzesiz suçsuzluğa dayanıklı

Barok bedenine düşleri ve kuşları
Aynı incelikle yerleştirebilir
Vivaldi bir uçta Borges öteki
Çılgın kalabalığa sinsi yalnızlığa dayanıklı

Her mültecinin içinde bir gül ağacı boylanır

 



Gülten Akın (Yozgat 1933 – Ankara 2015) è stata la massima poetessa della poesia turca del secondo Novecento. Esordì nel 1951 e l’ultima delle sue 15 raccolte di poesia risale al 2013. La sua voce è stata associata alla corrente dell’Ikinci Yeni, il “Secondo rinnovamento” della poesia turca. Akın ha esplorato con una notevole raffinatezza formale la gamma più vasta dei sentimenti e dei temi, in particolare il sentimento materno e lo straniamento dell’individuo, cui faceva da controcanto la riflessione sulla posizione della donna nella società. Insignita di numerosi premi, Gülten Akın è tuttora, a cinque anni dalla scomparsa, una poetessa di riferimento per le autrici e gli autori più giovani.

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