Turchia, cultura e società

Kolay gelsin! Alla scoperta dei vecchi mestieri di Istanbul – 5

in Società

Con la storia del farmacista si conclude – almeno per ora – il nostro viaggio alla scoperta degli antichi mestieri di Istanbul in cui ci ha guidato Rita Ender, autrice del volume da cui sono tratti questi profili, insieme a Emanuela Pergolizzi che li ha tradotti per noi.


Il farmacista e la lavanda – Mehmet Müderrisoğlu, Taksim

È un sapore rimasto sulle labbra di molti, quello della lozione alla lavanda Rebul con cui gli uomini di Istanbul, dopo essersi fatti la barba, si cospargevano il viso. Eccoci allora nell’odorosa Farmacia Rebul, che serve i suoi clienti dal 1895, a parlare con il suo proprietario Mehmet Müderrisoğlu.

©Berge Arabian

Mehmet, ci vuole raccontare la lunga storia di questo negozio che è cambiato insieme a Istanbul?

Certo. Questa farmacia è stata aperta nel 1895 da un giovane di nome Mosyo Jean Cesar Reboul. Si era laureato presso la facoltà di Farmacia di Parigi. Suo padre era ingegnere e responsabile del tratto autostradale Hopa-Trabzon, perciò finì a Istanbul. Reboul, passando per Rue de Pera, cioè l’attuale İstiklal Caddesi, mentre si recava dal padre, se ne innamorò. «Ah, se solo potessi avere un negozio qui», si disse. Al ritorno, decise: «Mi stabilirò in Turchia». Arrivò e aprì una farmacia al piano terra di questo palazzo: la Grande Pharmacie Parisienne (Büyük Paris Eczanesi). Mio padre, quando la vide per la prima volta, si presentò per un impiego: «Sono uno studente di farmacia al primo anno. Vengo da una famiglia povera, non so il francese, so solo il turco». «In questa strada, se non si parla francese, non si può trovare lavoro. La ringrazio», e così Mosyo Reboul lo mise alla porta.

Mio padre ci rimase tanto male che un giorno prese e se ne andò al Consolato francese e si iscrisse al corso serale di lingua. Un anno dopo, finite le classi di secondo livello, tornò di nuovo dal farmacista e gli chiese in francese: «Voglio fare uno stage con lei». E Reboul: «Mi ricordo di te, non sei già venuto l’anno scorso?». «Sì», gli rispose mio padre. «Eh, ma tu non parlavi francese!». «Sì signore, ma sono andato a impararlo». «Va bene figliolo, vieni domani», e fu così che Reboul lo assunse. Lui chiamava sempre mio padre mon fils, e anche quel giorno, con quella espressione, decise di prendere mio padre al suo fianco.

Perché suo padre insistette tanto per lavorare con Mosyo Reboul?

Anche Reboul gli fece la stessa domanda. «Perché lei ha fatto una rivoluzione nell’ambito delle farmacie. Sia attraverso i medicinali che prepara, sia con il suo modo di lavorare. Io voglio crescere allo stesso modo», rispondeva mio padre. In quel periodo questa farmacia era la più famosa della zona. Dopo quattro anni, venne proposto a mio padre di lavorare per il Bayramiç Hükümet Tabipliği. Il suo maestro allora gli propose: «Rimani qui, ti pagherò quasi quanto un direttore pubblico». Allora si trattava di una cifra veramente alta. Mio padre accettò e rimase.

Così passarono gli anni, finché un giorno Mosyo Reboul si presentò in farmacia e disse al suo “figliolo”: «Ormai non voglio lavorare più in farmacia. Vieni, facciamo in modo di trasferirla a te». «Ma non ho abbastanza denaro», gli disse mio padre. «Non ti preoccupare, diventeremo soci. Non dovrai fare sacrifici, mi darai i soldi a poco a poco, i miei figli non vogliono continuare questo mestiere». Mio padre accettò e nel 1943 finì di pagare il suo debito. Nel periodo in cui furono soci la farmacia cambiò nome in “Farmacia di Kemal e Reboul”. Quando passò definitivamente a mio padre, per la stima e la gratitudine che provava, la chiamò soltanto “Farmacia Rebul”. Anche se in francese si dovrebbe scrivere Reboul, mio padre tolse la “o” in modo che si potesse leggere correttamente in turco…

In quegli anni mio padre aveva imparato da Mosyo Reboul anche come produrre cosmetici. Al tempo, quando non erano ancora così diffusi, mio padre cominciò a fare creme per viso, acque toniche, colluttori, pomate per i calli. In Turchia non esistevano industrie farmaceutiche e tutto veniva importato. Quando scoppiò la Seconda guerra mondiale si ridussero i commerci e mio padre iniziò la produzione. Diventò proprietario di una piccola industria. Per anni siamo stati tra i primi cinque o sei fabbricanti di farmaci, poi abbiamo venduto la fabbrica. 

Come ha capito di voler continuare il mestiere di suo padre?

Quando ero in quarta elementare mio padre mi fece fare il turno di notte per la prima volta. Allora vivevamo a Taksim. «A mezzanotte chiudi la saracinesca e vieni a casa», mi disse. Feci come mi aveva detto e camminai fino a casa, ma in realtà non ero solo. Più tardi scoprii che mio padre aveva chiesto a un amico di seguirmi. Da allora iniziai a lavorare ogni sabato.

Noi siamo tre fratelli, tutti e tre farmacisti. Durante l’estate papà ci dava i turni a seconda dell’età: «Tu lavori una volta a settimana, tu due, tu tutti i giorni», e non sentiva scuse. Quando finii il liceo mi chiese: «E tu, che cosa vuoi studiare?». «Diventerò farmacista», risposi. «Non esiste. I tuoi fratelli più grandi hanno studiato farmacia, tu studia ragioneria». Nel corso della nostra vita non ci passò mai per la testa di criticare nostro padre ma quel giorno gli risposi a tono: «Papà, se vuoi studiala tu ragioneria. Io voglio essere farmacista». E poi lo sono diventato davvero, e anche con piacere. Ho avuto molti problemi, momenti alti e bassi, ma lavorare non è stato solo un piacere, è stato anche un onore. Anche mio figlio è farmacista, ora è impegnato nella produzione di medicinali. Ha sia un’azienda sia una farmacia. I miei fratelli invece hanno diretto una fabbrica. Con il passare degli anni l’industria è diventata l’unico modo per lavorare in questo settore. Un tempo si preparavano i farmaci in base ad antiche formule e regole, poi questo è stato vietato…

Una volta le proporzioni delle materie prime usate erano molto alte: un grammo, mezzo grammo, cento milligrammi. Oggi si misurano anche i microgrammi. Difatti non c’è modo di farlo a mano. I tempi hanno portato nuove necessità. Ormai a Istanbul sono rimasti pochissimi a lavorare ancora con il mortaio. Ora nel mio settore mi occupo soprattutto di consulenza. Ogni sabato lavoro su appuntamento. Quelli che vengono mi fanno leggere le loro ricette, parliamo delle loro malattie: «Il dottore ha fatto bene?», «Questo farmacista mi ha dato la cosa giusta?», «Tu che cosa ne dici?», mi chiedono. E io metto in moto tutte le ricerche che ho fatto in questa farmacia. Ogni mese entrano nel mercato dai tre ai cinque nuovi prodotti. Come i clienti di un ristorante chiedono qual è il piatto del giorno, allo stesso modo la gente viene qui e mi chiede quali farmaci ci sono oggi. E io glielo spiego.

Probabilmente le avranno chiesto anche della famosa acqua di colonia alla lavanda Rebul. Com’è nata?

In effetti è molto richiesta! Un giorno mio padre, nel 1936, volle raccogliere la lavanda che si trovava nel giardino di casa di Mosyo Reboul. Con i mazzetti preparò un’essenza per l’acqua di colonia. Ovviamente, con un cortile così piccolo, sarebbe stato impossibile arrivare fino a oggi. Mio padre, all’inizio degli anni ’50, a Grasse, una città francese che si affaccia sul Mediterraneo, conobbe una famiglia del posto e raccolse la lavanda che cresceva nel loro giardino. La trasformò in essenza in una fabbrica lì vicina. Noi importiamo ancora la lavanda da quella città e dalla quella stessa famiglia. Mio padre andava sempre da loro prima della luce del giorno, per sfruttare al meglio tutte le proprietà della lavanda. Noi oggi non riusciamo ad andare lì ma mandiamo uno dei nostri per una supervisione.

Perché proprio la lavanda per l’acqua di colonia? Che cos’ha di speciale?

La lavanda cresce sulle sponde del Mediterraneo come anche sulle montagne, è una pianta bulgara. La sua proprietà migliore è l’essere antisettica. Se ne mette un po’ su una ferita, vedrà subito gli effetti benefici. Se invece ne versa anche solo una goccia nel tè o sul cuscino, dormirà tranquillamente la sera. La lavanda aiuta a controllare le tensioni. Io uso l’acqua di colonia dopo la doccia la mattina e poi esco di casa.

Come mai la lavanda è diventata così popolare?

Io l’ho sempre detto ai miei clienti: «Il tiglio e il gelsomino sono come la musica pop, oggi c’è, domani forse no. La lavanda invece è come la musica classica, non esiste moda per lei». Diciamo pure che non piace a tutti. Solitamente la usano i laureati, quelli che ascoltano il jazz, i dirigenti aziendali.

***

 

Con l’intervista a il farmacista concludiamo la pubblicazione delle cinque storie tratte dal volume Kolay Gelsin. Meslekler ve Mekânlar di Rita Ender (İletişim, 2015, 3° ediz. 2017).

Si ringraziano: l’autrice Rita Ender, la traduttrice Emanuela Pergolizzi e la casa editrice İletişim.

Illustrazione di Reysi Kamhi

©Diritti riservati per la traduzione italiana, Kaleydoskop, 2017 (su concessione di İletişim, Istanbul).

 

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