Turchia, cultura e società

Ayşe Nana: la musa istanbuliota de “La Dolce Vita”

in Schermi/Società

“È come se il film avesse l’obiettivo di condannare qualcosa, di smascherare, di avere in qualche modo una connotazione morale; mentre io volevo solamente raccontare che, nonostante tutto, la vita potrebbe essere dolce”. Federico Fellini, tra i registi rivoluzionari del cinema italiano, spiegò così il titolo de “La dolce vita”, il premiato capolavoro prodotto nel 1960 che provocò violenti dibattiti e diede avvio a una nuova stagione del cinema italiano.

Una delle fonti d’ispirazione del film fu Ayşe Nana, nata a Kurtuluş nel 1935, bollata come “peccatrice” da parte dei conservatori e riguardo alla quale Fellini si pronunciò affermando “Non avrei mai pensato che si sarebbe trasformata in un mostro”. Da quando infranse i tabù ballando seminuda durante una festa esclusiva dell’alta società, in un paese in risveglio grazie alla ripresa economica del secondo dopoguerra, manifestò la sua presenza silenziosa e dirompente che l’opinione pubblica della borghesia romana non comprese, arrecandole un dolore che la accompagnò fino al resto dei sui giorni.

Lo striptease nel paese in cui veniva censurata Brigitte Bardot

Lo “scandalo dello striptease” che coinvolse Nana appena ventiduenne coincideva con gli anni in cui nell’Italia cattolica veniva censurato il film “Piace a troppi”, dove Brigitte Bardot mostrava con coraggio il proprio corpo vivendo liberamente la sua sessualità e chi voleva vederlo era costretto a valicare i confini di un paese in cui governava la Democrazia Cristiana.

Di padre francese e di madre armena d’Istanbul, il vero nome di Ayşe Nana è Kiash Nanah. Ma è con gli appellativi Hermin Aslanoğlu e Nana Aslanoğlu che divenne celebre in Turchia. Ricevuto il titolo di Miss Bosforo durante un concorso all’età di 15 anni, è ritenuta anche la prima donna ad essere apparsa in bikini su una rivista turca.

A 18 anni iniziò la carriera di danzatrice nel casinò Kervansaray. Il gestore del casinò, lo showman Orhan Boran, rimase talmente impressionato dalla danza che Nana fece per ottenere il lavoro che per lo stupore gli cadde la sigaretta dalla bocca. Così, in una sintesi tra danza moderna e orientale, con un corpo incredibilmente agile ricoperto solo da qualche pezzo di chiffon, Nana ballava quasi nuda.

Conosciuta in Italia come “Aiche Nanà”, in Turchia ha recitato in più di 10 film interpretando diversi ruoli e diventando, per usare le sue stesse parole, “la danzatrice più famosa non solo di questo paese, ma di tutto il Medioriente”. Nana per un periodo visse a Parigi e si dice che molti soldati turchi portavano le sue foto al fronte e scrivevano in suo onore canzoni e quartine come:

A Parigi Nana se n’è andata
Con Semiramis ci ha lasciati
Semiramis è di nuovo fecondata
A Türkan Şamil ci siamo abbassati

Sul balcone Nana si stende
Sotto si mette un materassino
Un gatto nero lo nasconde
Nel bianco del mutandino

Secondo quanto riportarono i giornali, Nana fu contestata per aver affrontato temi politici durante uno spettacolo tenutosi a Istanbul, anche se lei negò quell’accusa. Sia la frustrazione che stava vivendo sia la volontà di accrescere la sua fama, la spinsero a trasferirsi nel 1958 a Roma che cominciava a essere considerata la ‘Hollywood del Tevere’.

Paparazzi, spudorati ladri d’immagini

A cambiare il destino di Nana sarà Tazio Secchiaroli, definito in seguito come il padre dei paparazzi, che quando questo termine ancora non esisteva venivano chiamati “gli spudorati ladri d’immagini”.

È la notte del 5 novembre 1958 quando più di cento nomi illustri si riuniscono per la festa del 25esimo compleanno di una giovane aristocratica, Olghina Di Robilant. Anche Fellini era stato invitato ma non potendo partecipare mandò al suo posto l’attrice svedese Anita Ekberg, alla quale due anni dopo avrebbe affidato il ruolo di protagonista ne “La dolce vita”. La festa si svolgeva al famoso ristorante Rugantino nel quartiere di Trastevere. Partecipò anche Nana considerandola l’occasione per fare il suo ingresso nel mondo dello spettacolo della “città eterna”.

Verso mattina, come molti degli invitati, Anita Ekberg e Ayşe Nana si lanciarono in pista sulle note della New Orleans Jazz Band di Roma. Ekberg si tolse le scarpe e fece scivolare una spallina del suo vestito nero. Nana non fu da meno e mise in mostra tutto il suo talento, agitando la vita sottile e i capelli nerissimi per circa mezz’ora. Anche lei lanciò via le scarpe e si scatenò su tovaglie e giacche degli uomini dispiegate a terra. Quando l’eccitazione raggiunse il culmine, alcuni uomini slacciarono la cerniera del suo vestito gridando “toglilo”.

Quando Nana si rese conto di avere addosso nient’altro che le culotte tra i flash lampeggianti, chiese a coloro che battevano le mani a tempo affinché continuasse a ballare che le fossero restituiti i vestiti. Ad aiutarla fu il giornalista Sergio Pastore che aveva conosciuto quella sera e che sarebbe poi diventato suo marito.

Quando arrivò la polizia a seguito di una denuncia per “atti osceni”, Nana e Pastore erano già usciti dal ristorante. Per non causare uno scandalo, la polizia sequestrò i rullini di tutti i fotografi. Tutti tranne uno! Tazio Secchiaroli, che due anni dopo avrebbe ispirato il personaggio del “paparazzo” nato con “La dolce vita” di Fellini, fece scivolare il suo rullino nella tasca di Enrico Lucherini, agente stampa delle celebrità, sollecitandolo ad allontanarsi immediatamente dal ristorante.

Le sette foto di Secchiaroli che avrebbero stravolto la vita di Nana vennero pubblicate su ‘L’Espresso’ con il titolo “La turca desnuda”. Oscurate da piccole bande sui capezzoli, queste foto scatenarono l’inferno.

L’avvenimento non si limitò a provocare l’ira della Chiesa Cattolica e dei conservatori, ma oltrepassò i confini del paese apparendo sui giornali con titoli come “Scandalo a Roma”, “Festa del sesso tra l’aristocrazia romana”, “La turca nuda sconvolge l’Italia”. Qualcuno rincarò la dose con fotomontaggi che univano Nana in culotte e la Basilica di San Pietro, simbolo del Vaticano e principale centro del mondo cattolico, con il titolo ingannevole “Festa a luci rosse in Vaticano”. Il Rugantino, tra i locali preferiti dall’alta società, venne fatto chiudere e al proprietario venne fatta pagare una multa esorbitante. Anche i cinque uomini che avevano steso le giacche ai piedi di Nana vennero sanzionati.

Nana non si liberò mai dall’essere ricordata come ‘quella donna’

Nonostante la pressione dell’opinione pubblica italiana e della Chiesa Nana non venne rimpatriata, ma gli attacchi personali subiti sia per il suo trascorso in Turchia che per la vicenda al Rugantino la portarono a convivere sempre con la sensazione di essere una “senza patria”.

Il processo per “esibizionismo” intentato contro di lei si concluse dopo tre anni con la sentenza a due mesi di reclusione ma la condanna venne poi rinviata. Anche ‘L’Espresso’ e il suo direttore vennero multati e il numero incriminato venne sequestrato affinché le foto non venissero più diffuse.

In seguito Nana si sposò con Sergio Pastore, ma non si liberò mai dall’essere ricordata come “quella donna”. Persino il marito, con il quale rimase sposata per 10 anni, alludeva talvolta a quella notte mentre la sua famiglia non voleva avere niente a che fare con Nana.

Per riconciliarsi con l’opinione pubblica italiana, Nana annunciò che sarebbe diventata cattolica, ma in realtà non si convertì mai. Venne annullato un progetto di coproduzione cinematografica tra Turchia e Italia, che Nana considerava come un’opportunità per rilanciare la sua carriera, in cui avrebbe condiviso il ruolo di protagonista con Vittorio De Sica. Rifiutò poi la proposta per un film porno affermando: “Piuttosto preferirei morire di fame”.

Per un anno usò lo pseudonimo Esther Wild per non essere riconosciuta. Per guadagnare qualche soldo aprì un piccolo teatro itinerante a Trastevere, ma non durò a lungo. In seguito, si ritirò a vita privata non parlando più per anni con nessun giornalista di quella notte e dedicando tutto il suo tempo ad accudire decine di gatti e il suo cane insieme alla figlia Sara in una casa fuori città. Era solita dire “Meno persone vedo, meglio mi sento”.

“Dovrei essere per forza ignorante per aver ballato?”

Nana, che trascorse gran parte della sua vita assumendo tranquillanti, era un’amante della filosofia. In un’intervista 23 anni dopo quella notte, ammonì così il giornalista che con stupore riscontrò in lei del carisma intellettuale: “Dovrei essere stupida e ignorante per aver ballato seminuda? Vuole sapere la verità? Avrei voluto non essere mai nata! Se non avessi avuto paura della morte, mi sarei immediatamente tolta la vita!… Quella notte caddi e in tutta la mia vita non sono riuscita più a rialzarmi”.

Nana dice di non ricordarsi come si era spogliata quella notte, che forse era stata aggiunta della droga al suo drink e che si era sempre vergognata di quello spettacolo. Nella stessa intervista dice inoltre di aver sempre pagato il prezzo di appartenere a una minoranza e descrive così la sua amarezza: “In realtà quella sera anche Anita Ekberg ballò seminuda. Eravamo ubriache e forse eravamo state drogate. Potrei raccontarle tutti i dettagli del seno di Anita. Scattarono foto anche a lei, ma le sue furono fatte sparire, le mie furono stampate ovunque. Chi ero io? Un’armena sconosciuta in Italia, nota come “la turca”; parte di una minoranza, cittadina del terzo mondo, una “nessuno” da poter fare a pezzi. Sia io che Anita abbiamo fatto lo stesso errore, tuttavia lei trionfò diventando due anni dopo la diva de “La dolce vita”, io invece ho vissuto nella mia frustrazione”.

Ayşe Nana, alla quale per lungo tempo furono chiuse le porte in faccia, recitò in alcuni film soltanto sette anni dopo la notte al Rugantino interpretando ruoli minori che lei stessa definì di ‘bassa lega’.

Senza patria

La soprano Sara Pastore, figlia di Nana che abbiamo incontrato a Roma, racconta di non aver potuto evitare di essere ricordata come “la figlia di quella donna”.

Pastore, dice che sua madre ha scritto un libro non ancora pubblicato intitolato “Senza patria” in riferimento al fatto di non essere stata accettata da due paesi. Racconta che Ayşe Nana, contrariamente a quanto sostengono alcuni, non è mai stata una donna pagata per spogliarsi o per mettere in mostra il proprio seno, che il riferirsi a lei come “una spogliarellista” è un’ingiustizia e che è stata una brava ballerina e attrice teatrale.

Nel 2008, un canale televisivo trasmise un documentario in cui Nana veniva messa in ridicolo a causa del famoso scandalo che la riguardava. La sera stessa ebbe un infarto e rimase in terapia intensiva per un mese senza riuscire più a rimettersi in salute e trascorrendo i suoi ultimi anni di vita sempre malata. Intentò poi una causa per diffamazione contro il canale televisivo chiedendo un risarcimento pari a 500 mila euro. Nel 2014 Ayşe Nana perse la causa e il giorno in cui apprese la notizia, il 29 gennaio, esalò il suo ultimo respiro nella sua stanza d’ospedale.

Sara Pastore racconta così gli ultimi istanti di vita di sua madre: “Le ultime parole di mia madre sono state: ‘Opponetevi a questa decisione, hanno ucciso la mia dignità. Ridatemi la mia dignità’. Poi ha sussurrato una canzone e ha esalato il suo ultimo respiro morendo dolcemente”. Pastore vive con il rimpianto di non essere riuscita a riscattare la dignità della madre, come lei avrebbe voluto.


Articolo uscito in originale su Bianet a firma Esma Çakır.

Traduzione dal turco di Irene Cazzato e Elena Pincione.

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