Turchia, cultura e società

Lettera aperta degli studenti in protesta

in Società

Proponiamo una nostra traduzione della lettera aperta degli studenti in protesta pubblicata il 6 febbraio e circolata attraverso i profili della piattaforma Boğaziçi Dayanışması, rappresentativa delle istanze dei manifestanti.


Lettera Aperta al 12° Presidente della Repubblica di Turchia

Avevamo già risposto a Melih Bulu con la poesia “Prove poetiche su un provocatore”. Siamo felici che lei, avendo compreso di essere il vero responsabile della questione, abbia risposto.

Fino ad oggi, tramite la TÜRGEV (Fondazione della Gioventù e dell’Educazione di Turchia, N.d.T.) lei ci ha richiesto incontri sottobanco. Adesso cerca di discutere con noi attraverso la stampa. A noi non piacciono gli intermediari, preferiamo comunicare in maniera diretta e aperta a tutti. Ci auguriamo che anche lei, d’ora in poi, prosegua in questo modo.

Innanzitutto, vogliamo ricordarle le motivazioni delle nostre manifestazioni e le nostre richieste:

Ha assegnato alla nostra università un commissario, in sprezzo agli studenti e ai membri accademici. È legale ciò che ha fatto? Sì, è legale, come lei ripete ad ogni occasione, ma non è legittimo. Questa è una nomina che induce chiunque abbia anche solo un briciolo di senso di giustizia a ribellarsi!

Come se non bastasse, ha aperto nuove facoltà e nominato decani con una decisione presa nel bel mezzo della notte di un venerdì, al fine di intimidire l’intera istituzione, studenti, insegnanti e lavoratori tutti. Il suo tentativo di riempire la nostra università con i suoi militanti politici è una chiara dimostrazione della crisi in cui è piombato.
Le vittime della vostra crisi aumentano di giorno in giorno!

Noi usiamo i nostri diritti costituzionali per fare in modo che tutti i settori della società prendano coscienza delle ingiustizie che stiamo subendo. Le nostre richieste sono le seguenti:

Chiediamo il rilascio immediato di tutti i nostri amici arrestati e presi in custodia in questo periodo!

Chiediamo che venga messa fine alle campagne di diffamazione dei nostri amici LGBTI+ e di tutti gli altri gruppi che sono stati presi di mira!

Chiediamo le dimissioni di tutti i commissari designati, a partire da Melih Bulu, il quale ha fomentato tutti questi fermi, arresti e campagne di diffamazione e minacce!

Chiediamo nelle università elezioni democratiche per la scelta del rettore, con la partecipazione di tutte le componenti di ateneo!

Lei ha rilasciato una dichiarazione che iniziava con “Se hanno il fegato…”.
Richiedere le dimissioni del Presidente della Repubblica è un diritto costituzionale? SI!
E dunque, da quando in qua utilizzare un diritto costituzionale è una questione di coraggio?

Non ci confonda con coloro che le obbediscono incondizionatamente. Lei non è un sultano e noi non siamo suoi sudditi.
Ma dal momento che lei ha parlato di coraggio, risponderemo brevemente anche su questo punto.

Noi non disponiamo di alcuna immunità! Sono 19 anni che lei, invece, tuona e ruggisce sotto lo schermo dell’immunità.

Il Ministro degli Interni rilascia affermazioni fasulle che urtano le sensibilità religiose. Noi dichiariamo che non ricorreremo all’autocensura.

Lei accusa i nostri amici LGBTI+ di perversione, noi affermiamo che i diritti LGBTI+ sono diritti umani.

I membri del suo partito prendono a calci i minatori di Soma. Noi siamo stati e resteremo attivamente al fianco dei lavoratori.

Lei tiene illegalmente reclusi in carcere il co-segretario generale del Partito Democratico dei Popoli (HDP), giornalisti e sindacalisti… Noi al contrario siamo uniti con coloro che non temono di denunciare la verità, e siamo contro tutti i commissari.

Lei ha aizzato le grida della folla contro la madre di Berkin Elvan nei suoi comizi.
Noi dichiariamo che siamo al fianco di Berkin Elvan.

Lei ha preso di mira e attaccato Ayşe Buğra, senza neanche menzionarne il nome, dicendo “C’è anche la moglie di Osman Kavala tra questi provocatori”. Lei ha rozzamente ribadito il falso convincimento sessista per cui vale la pena di parlare di una donna solo come moglie del proprio marito. Noi invece affermiamo che “Ayşe Buğra è una nostra stimata professoressa e accademica”. E che “consideriamo un attacco nei suoi confronti come un attacco rivolto a tutti noi”.

(Sappiamo benissimo che lei ora farà iniziare innumerevoli procedure penali per questa lettera, per incitazione a delinquere e per insulto al presidente della Repubblica; ma sappiamo anche che non rinunceremo mai a dire la verità!)

Dal momento che le manca il potere sufficiente per mantenere il rettore da lei designato nella nostra scuola, tentare di sostenerlo con la fondazione di nuove facoltà e l’apertura di posizioni fasulle ad hoc non è un comportamento particolarmente coraggioso.
Per questo non prendiamo sul serio le sue affermazioni sull’avere fegato”.

Siamo consapevoli del fatto che l’Università del Bosforo non è l’istituzione più importante della Turchia, e che la designazione di Melih Bulu come commissario non rappresenta il principale problema del Paese.

Per quanto riguarda la richiesta delle sue dimissioni, non le stiamo chiedendo di dimettersi per questo caso.

SA PERCHE’?
Se lei avesse mai pensato di dimettersi,

Si sarebbe dimesso quando è stato assassinato Hrant Dink!

Si sarebbe dimesso quando sono stati uccisi 301 minatori a Soma!

Si sarebbe dimesso quando sono stati massacrati 34 civili curdi a Roboski!

Si sarebbe dimesso in seguito all’incidente ferroviario di Çorlu!

Si sarebbe dimesso vedendo migliaia di cittadini che hanno difficoltà a tirare avanti per aver perso il lavoro o per non riuscire a trovarne uno a causa dei suoi decretipurga!

Quando le sue politiche economiche hanno condannato il popolo alla povertà ed è diventato impossibile trovare una via d’uscita, se ne sarebbe preso la responsabilità invece di sacrificare suo genero.

Potremmo fare molti altri esempi, ma lei non si è mai dimesso. Invece di dimostrare di “avere fegato”, per usare la sua espressione, lei ha sempre preferito far la parte dell’ingenuo che è stato ingannato.

E dunque perché chiediamo adesso le sue dimissioni?
Finché Melih Bulu continuerà a sedere su quella poltrona, noi porteremo avanti la nostra protesta facendola crescere.

Sta a lei decidere se fare il necessario o meno.

Noi siamo al fianco di coloro che vedono usurpati i propri diritti democratici e le proprie libertà!

Con l’augurio che lei comprenda che non potrà mettere a tacere gli oppressi di queste terre gridando e lanciando minacce e improperi dalle piazze e dai palchi.

 

[Traduzione di F.P. e S.K.]

Immagine di copertina di Gianluca Costantini.

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